La paura del confronto

14 Set

Da sempre il nostro Paese mostra fastidio, disinteresse, insofferenza nei confronti del sapere, della cultura in generale, pur essendo stata la patria di grandi scienziati e pensatori. Dalle nostre parti la conoscenza non è richiesta, quel che conta sono le conoscenze.

Chi sa viene visto con sospetto, con diffidenza, con quel tipico atteggiamento che si mostra nei confronti delle persone ritenute poco affidabili.

Questa forma di diffidenza, presente in particolar modo in chi detiene il potere e sa benissimo di detenerlo senza averne alcun merito, non si limita al mondo della cultura, ma si estende a tanti altri campi di attività e ad esserne colpito è sempre chi conosce bene la materia del proprio lavoro, chi è preparato.

Quel che proprio non va giù – non solo a chi detiene il potere – è che possano esserci delle persone libere, indipendenti, abituate a ragionare con la propria testa, che sanno il perché delle cose e che, proprio perché sanno come stanno in realtà le cose, non si lasciano incantare né dalle rassicuranti parole della fede – da quella religiosa come da quella politica – né dalle sirene incantatrici che ogni tanto si affacciano sulla scena del nostro Paese.

Nel secolo scorso l’italica insofferenza nei confronti degli spiriti liberi si è accanita in particolar modo nei confronti dell’azionismo torinese. In questi ultimi anni poi – gli anni della subcultura del berlusconismo – ha assunto forme davvero grottesche (si veda a tal proposito l’attacco condotto quest’inverno da Giuliano Ferrara nei confronti di Gustavo Zagrebelsky).

Secondo me, alla base di questa insofferenza nei confronti della cultura c’è un enorme complesso d’inferiorità: gli autori di questi attacchi sono perfettamente consapevoli di non essere in grado di reggere il confronto con chi vive secondo determinati principi – la ricerca disinteressata della verità, la voglia di giustizia, l’interesse per il bene comune, l’indipendenza di giudizio – ed è proprio la consapevolezza di non possedere la levatura morale dei loro avversari ciò che li atterrisce, soprattutto se poi i fatti dimostrano che certi principi hanno un seguito nella gente.

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Una Risposta to “La paura del confronto”

  1. Laura settembre 14, 2011 a 7:43 pm #

    …Parole sante… E triste, ma veritiero ritratto della nostra società ‘italica’…

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