Quant’è difficile dialogare!

29 Set

Dialogare (voce composta dalle parole greche “dià” e “lògos”) significa “dibattere”, “avere un colloquio con qualcuno”.

Qual è il motivo che spinge le persone a dialogare fra loro? Quello di comunicare qualcosa, quello cioè di far “passare” (“dià” implica un passaggio, un movimento, dal momento che vuol dire “attraverso”) un “lògos” (un’idea, un ragionamento, un’opinione) fra chi dialoga.

Attenzione: perché ci sia dialogo, il passaggio delle idee, delle opinioni, deve essere bi (o multi) direzionale; l’unidirezionalità significa monologo.

Quello che a molti non è chiaro è che il passaggio di idee – e quindi il dialogo – presuppone necessariamente l’uso, da parte di tutti i dialoganti, di un linguaggio comune, vale a dire di un insieme di parole a ciascuna delle quali venga attribuito lo stesso senso.

Le parole che si utilizzano in un dialogo devono cioè significare la stessa cosa, tanto per chi parla quanto per chi ascolta.

Emblematico in tal senso è il linguaggio matematico: se due o più persone decidono di dialogare sulla geometria, è implicito che tutti attribuiranno lo stesso significato a termini quali “angolo retto”, “bisettrice”, “quadrato”, ecc. (non esiste la possibilità che qualcuno intenda per “bisettrice” qualcosa di diverso da “retta o semiretta che, passando per il vertice dell’angolo, lo divide in due parti uguali”).

Quello invece al quale ogni giorno ci capita di assistere – soprattutto alla TV – è un insieme confuso di affermazioni banali, prive di senso logico, ma soprattutto assolutamente inutili, dal momento che non danno vita ad alcun “passaggio”. Le parole vengono utilizzate al di fuori del loro reale significato e per di più ciascuno ne fa un uso personale.

Altra condizione che deve essere soddisfatta perché un dialogo sia tale è quella che tutti i dialoganti possano esprimere liberamente la loro opinione, senza che vi siano pregiudizi di sorta e senza che il dialogo si trasformi in un monologo.

A proposito della differenza fra dialogo e monologo, mi viene in mente quella famosa scenetta televisiva interpretata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, nella quale Franco – ritenuto pazzo perché affermava di parlare con in morti – viene visitato dal medico Ciccio.

La scenetta va avanti fino a quando Ciccio pone a Franco la domanda chiave: “Mi dica, cosa le dicevano i morti quando lei parlava con loro?”.

Franco, che pazzo non era affatto, risponde meravigliato: “Ma che dovevano dirmi, se erano morti! Ero io quello che parlava, non loro”.

Il gioco di parole, classico espediente comico, nasce dal fatto che quando Franco diceva che “parlava” con i morti (e per questo veniva preso per pazzo), chi lo ascoltava riteneva che il verbo “parlare” fosse utilizzato nell’ambito di un contesto di dialogo, mentre in realtà quello di Franco era un monologo.

Quant’è difficile dialogare!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: