L’importanza della memoria

14 Ott

Quand’è che possiamo dire di saper fare qualcosa (di avere, cioè, imparato a fare qualcosa)?

Quando, per farlo, agiamo d’istinto, senza cioè doverci ogni volta pensare su; vale a dire, quando il nostro cervello, dopo aver richiamato dalla sua memoria tutti le informazioni necessarie per fare quello che dobbiamo fare, le usa prontamente (e correttamente). Tutto avviene in così poco tempo (frazioni di secondo) che il nostro agire appare automatico.

Quand’è, per esempio, che possiamo dire di saper andare in bicicletta?

Quando, ogni volta che saliamo su una bici, incominciamo a pedalare automaticamente, senza cioè chiederci, ogni volta, cos’è che dobbiamo fare.

Quand’è che possiamo dire di saper sciare?

Quando, una volta indossato un paio di sci, incominciamo, automaticamente, a sciare.

Allo stesso modo, possiamo dire di sapere qualcosa soltanto se, ogni volta che serve, siamo in grado di ricordare quello che avevamo a suo tempo imparato.

Quand’è che possiamo dire di avere imparato la geografia (almeno quella dell’Italia)?

Quando, per esempio, se ci chiedono “da quale monte nasce il Po”, rispondiamo subito, senza doverci pensare su, “dal Monviso”.

A proposito dell’importanza di fissare nella memoria ciò che si apprende (e di richiamarlo quando serve), ecco le parole usate da Dante (Paradiso, Canto V):

“Apri la mente a quel ch’io ti paleso e fermalvi entro; ché non fa scïenza, sanza lo ritenere, avere inteso”.

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