Gli italiani se lo meritano Alberto Sordi

17 Ott

L’aspetto più drammatico della difficile situazione nella quale ci troviamo – caratterizzata in primo luogo dalla subordinazione della politica alla finanza – è rappresentato dall’enorme sproporzione che c’è fra la complessità dei problemi coi quali abbiamo a che fare e l’evidente pochezza dei soggetti chiamati ad affrontarli.

Ma come si può ragionevolmente pensare che a governare la situazione, a tirarci fuori dai guai siano personaggi quali quelli che siedono in Parlamento?

A tal proposito bisognerebbe tener presente che quelli di cui i giornali e la televisione si occupano quotidianamente rappresentano solo una minima parte dei circa 1.000 parlamentari; una fetta ben più consistente della cosiddetta “classe politica” è formata da persone “senza arte né parte”, assolutamente sconosciute all’opinione pubblica nazionale, persone che si sono messe  in politica semplicemente perché questo è un modo, tanto semplice quanto efficace, che consente a dei mediocri, a degli incapaci, a degli inetti di guadagnare tanti soldi e di condurre una vita che altrimenti nemmeno si sognerebbero.

C’è poi un secondo aspetto da considerare, del quale non si tiene conto ma che forse fa capire ancora meglio quanto sia difficile uscire dal baratro nel quale siamo precipitati: molte delle persone che si lamentano della situazione non si rendono conto di essere loro stesse parte del problema, di costituire loro stesse un problema.

Sempre più spesso infatti molte persone, oltre a considerare le regole come un qualcosa destinato a valere per gli altri ma non per sé, tendono a ricercare al loro esterno le cause dei problemi (anche dei loro), non rendendosi conto (o meglio, non volendo rendersi conto) che in molti casi le vere cause vanno ricercate al loro interno.

Si tratta di un aspetto ben radicato nella psicologia umana, e proprio per questo molto difficile da affrontare; ricorda molto l’antica figura del “capro espiatorio”.

Il quadro, già di per sé assai deprimente, è reso ancora più nero dal disinteresse mostrato da gran parte del popolo italiano verso un reale cambiamento, nonché dall’evidente incapacità dell’attuale opposizione parlamentare di esprimere una vera alternativa.

L’unico tentativo di percorrere una strada politica nuova, veramente diversa, rappresentato a metà degli anni Novanta dall’Ulivo, non è stato forse fatto fallire proprio da alcuni rappresentanti dell’attuale opposizione?

Ricordo poi le discussioni, davvero surreali, apparse sui giornali a proposito del mettere o non mettere il trattino tra le parole “centro” e “sinistra” (è meglio centro-sinistra o centrosinistra?, un po’ come le famose parole del personaggio di Nanni Moretti: “mi si nota di più se ci vado o se non ci vado”?).

Quello di cui ci si dovrebbe render conto, una volta per tutte, è che un Paese che esprime una classe politica quale quella attuale non merita di meglio rispetto allo squallore che ogni giorno si presenta davanti ai nostri occhi.

Come diceva Nanni Moretti in un suo vecchio film, “vi meritate Alberto Sordi”.

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