A proposito di crescita

19 Ott

In questi giorni non si fa altro che parlare di crescita, di sviluppo, di come non sia possibile uscire dalla crisi nella quale ci troviamo senza la crescita.

Ma che cosa s’intenda per crescita nessuno lo dice chiaramente, o meglio (che poi è ancora peggio) il significato che viene dato alla parola “crescita” varia a seconda di chi la usa.

Il punto che andrebbe inizialmente chiarito è che di crescita è corretto parlare solo con riferimento a certi settori di attività e non in senso generico.

Mentre infatti vi sono attività – quali la ricerca scientifica, la messa in sicurezza del territorio, la qualificazione dei mezzi di trasporto pubblico, la raccolta differenziata dei rifiuti, il recupero degli edifici dei centri storici, l’uso dell’energia solare, la riconversione delle fabbriche dismesse – nelle quali ha senso parlare di crescita, ve ne sono altre – quali, per esempio, la costruzione di automobili – nelle quali ha poco senso continuare a crescere e altre ancora – come per esempio la costruzione di edifici in cemento armato a poche centinaia di metri dal mare – che, da subito, andrebbero bloccate.

La domanda di fondo che ci si dovrebbe porre è la seguente: come si può pensare che si possa crescere all’infinito in un sistema finito?

Se consideriamo per esempio la cosiddetta “curva logistica” o “curva ad S” – curva che rappresenta graficamente l’evoluzione delle specie viventi – vediamo che la fase di crescita è sempre seguita da una fase di arresto.

L’errore che si commette ignorando quel che la “curva ad S” mostra chiaramente consiste nel ritenere che la popolazione possa crescere senza limiti nel tempo; non si tiene cioè conto delle resistenze (per esempio, nel caso della popolazione umana, della limitazione dei mezzi di sostentamento) che si oppongono ad una crescita senza limiti, resistenze che aumentano con l’aumentare della popolazione stessa.

Che senso ha poi continuare a basarsi sul PIL per misurare la ricchezza di un Paese?

È come basarsi sull’auditel per misurare la qualità dei programmi televisivi.

La vera ricchezza è data dalla qualità e la qualità non la misura di certo il banale PIL!

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