A proposito del potere della pubblicità

20 Ott

La causa principale della disastrosa situazione culturale nella quale ci troviamo va individuata nel modello di società adottato dal nostro Paese e ancor di più nell’impennata che questo modello ha subito a partire dagli anni ottanta del secolo scorso.

In quegli anni (gli anni della “Milano da bere”) ha avuto infatti inizio, grazie soprattutto alla diffusione della televisione commerciale – e quindi della pubblicità – l’introduzione di modelli di vita, di valori, assolutamente estranei alla cultura del nostro Paese.

Già nei primi anni sessanta Pasolini aveva evidenziato i rischi connessi alla televisione, figuriamoci quindi cosa succede se questo mezzo viene usato da individui che sanno bene come maneggiarlo per farne un mezzo di controllo del pensiero, di distruzione delle coscienze.

Con l’avvento della televisione commerciale ha avuto inizio il lento sgretolamento delle fondamenta sulle quali, a partire dagli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, era stata faticosamente avviata la ricostruzione del nostro Paese.

Gli interessi della pubblicità hanno incominciato a prevalere su tutti gli altri: i cartelloni pubblicitari deturpano da anni il paesaggio delle nostre città, i programmi televisivi sono stati trasformati in strumenti finalizzati alla vendita di prodotti, i cittadini sono stati trasformati in consumatori.

A proposito di come la pubblicità in televisione sia finita per prevalere, in maniera a volte anche violenta, sugli interessi dei cittadini, ricordo due eloquenti episodi risalenti ad alcuni anni fa. Il primo: stavo guardando una partita di calcio su Telemontecarlo quando, in occasione di un calcio d’angolo, la trasmissione fu interrotta per consentire l’inserimento di uno spot pubblicitario. Questo fatto impedì di vedere in diretta il gol che scaturì da quel calcio d’angolo. Il secondo episodio è senz’altro più grave: una partita di calcio fu addirittura rinviata perché la leggera nebbia che c’era sul campo di gioco, pur non impedendo agli spettatori presenti allo stadio di assistere alla partita, non consentiva a chi la partita la guardava in televisione di vedere i cartelloni pubblicitari posti a bordo campo.

Questo sistema di vita, basato su un consumismo sfrenato, sulla predominanza dell’avere sull’essere, della velocità sulla lentezza, della superficialità sull’approfondimento, del pressappochismo sulla precisione, della precarietà sulla durata, è il principale responsabile della perdita d’identità del nostro Paese e un Paese privo d’identità ha poche speranze di sopravvivenza.

A proposito dell’ormai dilagante tendenza all’omologazione, val la pena di ricordare le parole di Tagore: “una mente non ottiene autentica libertà mutuando conoscenze e ideali di altre persone, bensì formando i propri standard di giudizio e producendo i propri ragionamenti”.

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