Ma la Rai non è un’azienda normale

25 Ott

Leggevo l’altro giorno sui giornali che la Rai, a causa dei debiti accumulati negli ultimi anni, rischia addirittura di non essere in grado di pagare le prossime tredicesime.

Come al solito in Italia ci si accorge dei problemi quando la situazione si è deteriorata a tal punto che qualsiasi intervento ordinario risulta perfettamente inutile per porre rimedio ai danni.

Mai che s’intervenga ai primi segnali di deterioramento!

Il nostro è il Paese in cui si invocano interventi straordinari, in cui si chiede di agire quando ormai la frittata è fatta e il bello è che ad invocare interventi straordinari sono proprio quegli stessi soggetti che, non avendo colpevolmente realizzato gli interventi ordinari loro spettanti, hanno determinato il deterioramento della situazione.

In questi giorni i giornali parlano anche della nuova trasmissione di Michele Santoro, dal titolo “Servizio Pubblico”, la cui prima puntata andrà in onda giovedì 3 novembre.

Fa un certo effetto leggere negli stessi giorni la notizia sulla Rai, vale a dire di un’azienda, per definizione, di servizio pubblico e quella sul titolo del nuovo programma di Santoro, che non a caso richiama proprio quello che l’azienda Rai ormai da anni non fa più.

La conclusione della vicenda Santoro dimostra infatti in maniera esemplare quanto sia completamente estraneo alla Rai degli ultimi anni il concetto di “servizio pubblico” e, ancor di più, quanto sia sbagliato considerare la Rai un’azienda normale, esattamente com’è sbagliato ritenere che l’Italia sia un Paese normale.

Come si fa infatti a considerare normale un’azienda che, consapevolmente, combatte, anziché valorizzarli, i suoi uomini migliori, quelli che per di più le consentono di vincere le sfide con la concorrenza ma che vengono considerati inutilizzabili perché non funzionali al potere politico in carica?

Come si fa a considerare normale un’azienda che dilapida il proprio patrimonio, che non fa che appaltare a società esterne la produzione dei programmi, che promuove degli incapaci, che in qualsiasi azienda realmente normale non potrebbero mai ricoprire posti di responsabilità?

Analogamente, che dire di uno Stato che non riesce ad evitare la fuga dei suoi migliori cervelli (valga per tutti il caso di Carlo Rubbia)?

Il vero problema non è che Berlusconi abbia detto che sarebbe intervenuto per risolvere il problema Santoro (così come fece col famoso editto bulgaro), il vero problema è che i dirigenti dell’azienda Rai abbiano consentito (oggi come allora) che ciò accadesse, dimostrando di non tener in alcun conto l’interesse della propria azienda, ma solo il proprio.

Ma d’altra parte cosa ci si può aspettare da persone che sono piazzate ai vertici delle aziende non in base alle proprie competenze professionali ma unicamente in base alla propria capacità di servire il padrone di turno?

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