A proposito delle piogge degli ultimi giorni

27 Ott

Che in autunno piova è (dovrebbe essere) un dato assodato, che non dovrebbe far notizia.

Che da qualche anno a questa parte l’intensità delle piogge sia aumentata è (dovrebbe essere) un altro dato di fatto, e questo a prescindere dalle cause all’origine di questo fenomeno.

Che in Italia non vi sia la cultura della prevenzione – e questo non solo in materia ambientale – è certamente un terzo dato di fatto.

Che infine nel nostro Paese ci sia l’abitudine di affrontare gli argomenti senza tener conto dei dati di fatto è ancora un dato di fatto (usare il territorio senza tener conto dello stato in cui è stato ridotto e di come siano aumentati, in queste condizioni, i rischi collegati all’aumento dell’intensità delle piogge è, per esempio, la causa principale all’origine di conseguenze drammatiche quali quelle di questi ultimi giorni).

Ai dati sopra ricordati vorrei però aggiungere quello che ritengo sia un grosso problema, ancora più grave perché di esso non c’è traccia, né sui giornali né in televisione: la reale capacità delle amministrazioni locali, alle quali è affidata la gestione del territorio, di far fronte al loro compito.

E non mi riferisco al problema della mancanza di fondi (a questo proposito, sarebbe interessante vedere come, per che cosa, le amministrazioni spendono i fondi a loro disposizione).

Il problema al quale mi riferisco è invece quello delle competenze tecniche degli uffici comunali, soprattutto alla luce del fatto che la stragrande maggioranza (il 72%) gli 8.100 comuni italiani è costituita da comuni con meno di 5.000 abitanti.

In queste piccole realtà esistono le competenze tecniche adeguate ad assicurare un’efficace gestione dei territori amministrati?

Con quali modalità viene selezionato il personale tecnico dei comuni? Dove sono le scuole di formazione dei funzionari comunali?

Ma com’è pensabile che gli uffici tecnici di piccoli comuni siano in grado di gestire lavori complessi, di svariati milioni di euro?

Quello di cui ci si dovrebbe render conto (ma chi dovrebbe rendersene conto?) è che non avere competenza è negativo non solo perché non si sa bene cosa fare ma, ancor di più, perché non si è in grado di controllare quello che altri (per esempio le imprese appaltatrici alle quali viene assegnato il compito di eseguire lavori) sono chiamati a fare.

Per controllare che un lavoro venga eseguito bene bisogna infatti conoscerne meglio di chi lo esegue le corrette modalità esecutive.

Non va infine dimenticato che l’incompetenza (con la mancanza di capacità di controllo che da questa deriva) rappresenta un terreno fertile per l’innesco e lo sviluppo della corruzione (che non a caso si basa sulla mancanza di un effettivo controllo).

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