Il cuore del problema sta nella ricerca del consenso

4 Nov

In un Paese civile un politico che si rispetti dovrebbe essere in grado di sapere da sé quali sono i bisogni primari del suo popolo, cos’è che serve alle persone normali per condurre una vita decorosa: un lavoro dignitoso, un ambiente sano, un sistema sanitario che curi in maniera efficiente, una scuola che sia in grado di formare, una giustizia che difenda dai soprusi, ma soprattutto la prospettiva di un futuro sereno.

Dovrebbe inoltre essere in grado di guidare il suo popolo (anziché inseguirlo) e di guidarlo verso mete ambiziose, non lasciandosi fuorviare dal divario esistente fra l’orizzonte temporale al quale un politico serio deve guardare (anni) e quello al quale invece è interessato il popolo (mesi).

Soprattutto, dovrebbe guardare avanti, dovrebbe avere un “progetto”.

Quello che accade in una democrazia, soprattutto quando questa forma di governo degenera, è che il politico, per ottenere il consenso che gli serve per andare al potere in modo “democratico”, non fa altro che ricorrere a continue promesse (se mi darete il vostro voto io vi prometto che in cambio farò questo, realizzerò quest’altro, ecc.).

A sua volta l’elettore si pone nei confronti di questo politico in modo assolutamente speculare: se tu mi prometti che farai questo e quest’altro per me io in cambio ti darò il mio voto.

E che cos’è tutto questo se non il cosiddetto “voto di scambio”, di cui tanto si parla (in senso negativo) in questi anni, senza però che ci si renda conto del fatto che è proprio la democrazia a prevedere il ricorso a questo tipo di meccanismo, in ragione del fatto che in questa forma di governo il politico deve cercare il consenso del popolo?

In un simile contesto, per fare le sue promesse, il politico ha bisogno di sondare l’opinione pubblica, in modo da sapere com’è fatto il popolo, come la pensa, quali sono le cose che vuole.

Ecco così il proliferare dei sondaggi, dei quali ormai sembra che il politico moderno non riesca proprio a fare a meno.

In questo stato di cose chi è in grado di manovrare il volere del popolo riesce a fare in modo che questo dica di volere proprio le cose che lui vuole vendergli, cose che quasi sempre non corrispondono affatto a quelle che al popolo servono realmente.

E tutto ciò avviene in modo assolutamente “democratico”.

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