A proposito dell’alluvione di ieri

5 Nov

Come preannunciato con largo anticipo, nella giornata di ieri Genova è stata colpita da un violento nubifragio, che ha interessato la zona della bassa Val Bisagno, in particolare i quartieri di Marassi e San Fruttuoso.

Pur essendo stata allertata con largo anticipo, la città si è fatta cogliere impreparata: nessuna efficace misura preventiva, nessuna chiusura dei sottopassi, nessun controllo dei tombini.

Si è addirittura giunti all’incredibile scelta di tenere aperte le scuole (!), con la conseguenza, facilmente prevedibile, che ai problemi già esistenti (come se già questi non bastassero) si è aggiunto quello delle famiglie che con le loro auto andavano a riprendere i loro figli, mettendo così a rischio la loro vita e quella degli altri (alla faccia della prevenzione).

Come succede sempre in questo Paese, anche in quest’occasione si è costretti ad assistere ad una tragica conta dei morti e ad una vergognosa fuga dalle responsabilità da parte delle cosiddette “autorità”.

Il presidente del Consiglio ha commentato dicendo che “si è costruito dove non si doveva”, affermazione che mette a dura prova la capacità di restare calmi.

D’altra parte il sindaco di Genova ha affermato che quanto accaduto era imprevedibile (!) e di aver addirittura fatto bene a tenere aperte le scuole(!!!), non rendendosi conto di dar così prova di un’evidente inadeguatezza, incapacità di gestire una città come Genova.

Ma come si fa?

Quello che è accaduto ieri a Genova dimostra ancora una volta che il problema non sta tanto nei nubifragi quanto piuttosto negli effetti che questi fenomeni producono in un territorio devastato, saccheggiato, fuori controllo.

Anziché parlare di millimetri di pioggia, o di “bombe d’acqua”, bisognerebbe piuttosto chiedersi come mai, per esempio, i frequenti terremoti, di elevata intensità, che colpiscono il Giappone provocano danni assai limitati mentre quelli che accadono nel nostro Paese, anche con intensità inferiori, producono morti e danni enormemente maggiori.

Ci rendiamo conto di quanto sia fragile il nostro territorio, ci rendiamo conto che a causare la morte di sei persone è stata l’esondazione di un piccolo torrente (il Fereggiano) e non l’esondazione del Danubio?

Il paradosso è che proprio Genova ha ospitato recentemente il Festival della Scienza: che senso ha infatti ospitare quest’importante manifestazione (a proposito, una “lectio magistralis” è stata tenuta proprio da un meteorologo, Luca Mercalli) e poi non seguire le indicazioni degli scienziati?

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