Il congiuntivo, questo sconosciuto

6 Nov

In questi anni sono sempre più numerosi i commenti che si fanno sul mancato uso del congiuntivo, sempre più spesso sostituito dall’indicativo.

Come reazione, molti hanno cominciato a ricorrere a questo modo verbale anche quando non serve, giusto per far sapere, così facendo, di non essere ignoranti, di conoscere l’italiano (questa, almeno, è la loro intenzione).

Il risultato, più che tragico è comico (com’è noto, la tragedia sfocia sempre in commedia); sembra di assistere al procedere di una barca guidata da uno che tutto è fuorché un marinaio: prima tutto a destra, poi tutto a sinistra, la barca procede a caso, senza una rotta.

Mi viene in mente a questo proposito la scena del Gattopardo in cui Tomasi di Lampedusa descrive l’arrivo di don Calogero al palazzo di Donnafugata.

Don Calogero, suscitando nel Principe una sorpresa ancora superiore a quella provocatagli dallo sbarco a Marsala, arriva vestito in frac, così da far vedere a tutti che anche lui, nonostante le sue origini, sapeva come ci si presenta ad un invito a cena di un principe.

Solo che il frac che don Calogero indossava quella sera aveva un aspetto mostruoso, per non dire comico (nell’ironia con cui Tomasi di Lampedusa descrive la scena si riconosce il profondo disprezzo del Principe nei confronti di questo “parvenu”, splendido esempio del “nuovo” che stava avanzando): l’abito era stato infatti realizzato in modo sbagliato, fuori dalle regole dettate dall’arte sartoriale.

Se vuoi usare il frac, perché pensi che indossarlo ti dia un contegno, fallo pure, sincerati almeno che sia ben fatto, secondo le regole.

In modo analogo, se vuoi usare il congiuntivo, così da dare l’impressione a chi ti ascolta (o a chi ti legge) di conoscere l’italiano, accertati prima di usarlo in modo corretto, costruisci la frase in modo che questa richieda davvero l’uso del congiuntivo (ricorda, per esempio, che il congiuntivo, a differenza dell’indicativo, esprime una certa distanza dalla realtà, dalla constatazione di un fatto reale).

Così come vestirsi bene non deriva dalla semplice disponibilità di un armadio pieno di vestiti (sempre che questi siano stati realizzati a regola d’arte) ma dal saperli adattare alle varie occasioni, allo stesso modo saper parlare (e soprattutto scrivere) bene non significa usare tante parole, ma essere capaci di associare le parole (verbi, nomi, ecc.) alle diverse occasioni.

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6 Risposte to “Il congiuntivo, questo sconosciuto”

  1. notourworld novembre 7, 2011 a 2:00 am #

    E’ vero che oggi abbiamo maggiori strumenti per invertire la tendenza, ma purtroppo nella storia evolutiva di una lingua l’ipercorrezione è la fase finale della vita di un dato tratto linguistico. (Edoardo)

    • notourworld novembre 7, 2011 a 2:06 am #

      Rimanendo in argomento “lingua italiana” si potrebbe anche parlare dell’uso scorretto degli accento acuto e grave (ma anche circonflesso, perché no, dato che a volte torna utile?), la cui differenza non si insegna nelle scuole. (sempre io)

  2. Antonio novembre 7, 2011 a 7:31 am #

    L’uso corretto degli accenti deriva anche dal fatto che molti, pur conoscendone il corretto utilizzo, non sanno poi come riprodurli mediante la tastiera del pc o dello smartphone, tanto che spesso vengono sostituiti addirittura con il segno grafico dell’apostrofo (p.e. più diventa piu’).

    • notourworld novembre 7, 2011 a 10:52 am #

      Io non so da altre parti in Italia come funziona, ma a me (e a moltissima altra gente) hanno insegnato l’ACCENTO, genericamente concepito come un frego sull’ultima vocale. Il problema è quindi molto a monte e la soluzione dell’apostrofo è anteriore alla grande diffusione del computer (ricordo di un cartello dell’AVIS del mio paese che nella stessa frase includeva sia “più” che “piu'”). Certo, il non sapere dove si trovi un carattere influisce (fra questi mi includo io, ahimè, per pigrizia), ma non credo che la maggioranza distingua fra acuto e grave scrivendo in minuscolo o a penna: di fatto si trova spessissimo scritto “perchè”, “é”, ecc.

    • notourworld novembre 7, 2011 a 10:53 am #

      (E)

    • notourworld novembre 7, 2011 a 11:00 am #

      Il problema a monte di tutto, poi, è la solita incultura di questo Paese. Non mi piace essere troppo “qualunquista” di solito, ma non riesco a trovare una spiegazione più convincente. E invece la lingua è fondamentale, perché le sue regole sono tra le prime che si imparano nella vita.
      (E)

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