L’eterna illusione delle elezioni

7 Nov

Ci risiamo, eccoci nuovamente alle prese con le ennesime elezioni politiche, che oggi sembrano essere dietro l’angolo.

La promessa è sempre la stessa: cittadini, vedrete che dopo le elezioni tutto cambierà, che sarà possibile fare quello che non è stato possibile fare fino ad oggi.

Sembra di vedere la famosa scena del film “Gli onorevoli”, quella in cui Totò urla al megafono: “vota Antonio , vota Antonio”.

Nessuno che si renda conto che i problemi di questo Paese non si risolvono, non sono mai stati risolti, con le elezioni, vale a dire con la semplice sostituzione dei cosiddetti governanti, come sta a dimostrare la Storia (già, ma chi la conosce la storia di questo Paese?).

Dopo 150 anni di unità (?) nazionale siamo ancora alle prese con il problema del mezzogiorno (l’ultima trovata, degna del Truman Show nel quale molti ormai vivono, è la creazione della banca del sud), con gli scandali delle banche (lo scandalo della banca di Roma è di 120 anni fa), con la collusione fra criminalità e politica (l’omicidio di Emanuele Notarbartolo risale anch’esso a 120 anni fa).

Appena tre giorni fa c’è stata l’alluvione di Genova, la settimana prima era toccato alle Cinque Terre: ma ci rendiamo conto che in Italia si parla di disastri ambientali dal 1951, vale a dire dall’alluvione del Polesine, ma non si fa nulla, non si è mai fatto nulla, per evitarli?

Quante elezioni si sono tenute dal 1861 ad oggi? Quanti governi si sono succeduti alla guida (si fa per dire) del nostro Paese?

Ebbene, come mai tutti i governi non sono stati in grado di risolvere i problemi di cui soffre l’Italia? Come mai, per esempio, la Sicilia non è stata liberata dai suoi mali, documentati da Leopoldo Franchetti nel 1876 (!) con la sua famosa inchiesta? Com’è potuto accadere che la terra dove pascolavano le vacche sacre al dio Sole diventasse il regno della criminalità organizzata? Come mai le banche hanno acquisito un potere così smisurato? Come mai gli omicidi politici sono diventati tristemente familiari nel nostro Paese? Come mai è stata possibile la sistematica distruzione del territorio?

Il fatto è che nel nostro Paese le elezioni si sono rivelate lo strumento attraverso il quale cambiano semplicemente i governanti, vale a dire le persone che, a turno, dimostrano di non essere in grado, di non avere la volontà di risolvere i problemi degli italiani; detto in altre parole, le elezioni si sono rivelate, almeno per i cittadini che pensano di poter arrivare ad un vero cambiamento attraverso il voto, un’autentica presa per i fondelli: a cambiare sono semplicemente gli attori, ma lo spettacolo è sempre lo stesso.

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi, sono le famose parole che nel Gattopardo il furbo Tancredi rivolge al Principe Fabrizio, suo zio.

In nessun Paese come in Italia si fa un così largo uso di elezioni: si eleggono i rappresentanti di classe, i consigli di quartiere, i consigli comunali, i consigli provinciali, i consigli regionali, i governi centrali.

Ebbene, come mai, nonostante questo largo uso del metodo democratico, nonostante questa enorme immissione nella vita politica di persone provenienti dalla cosiddetta società civile, non si fa altro che parlare di distanza sempre più marcata fra i cittadini e i loro governanti?

Credo che la risposta stia nel fatto che a cambiare sono sempre state semplicemente le persone, mai l’atteggiamento nei confronti del potere che si acquisisce attraverso le elezioni, potere che viene sempre e solo visto come come fonte di privilegi.

Eppure basterebbe soffermarsi sul fatto che la parola “potere” indica tanto un nome quanto un verbo.

Bisognerebbe cioè che si cominciasse a pensare alla parola “potere” non come sostantivo ma come verbo: potere non più come fonte di privilegi ma come condizione per poter fare (non per promettere di fare) le cose di cui i cittadini hanno realmente bisogno per vivere una vita dignitosa, per poter affrontare e risolvere i problemi che da sempre affliggono il nostro Paese.

Nel famoso film di Frank Capra del 1938 l’eterna illusione era il denaro, nel nostro Paese è il ricorso alle elezioni politiche.

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