A proposito del movimento degli indignati

21 Nov

“Indignati”, ecco la nuova parola “magica” che da un po’ di tempo compare sempre più spesso nelle cronache.

Un fatto che finora è stato poco considerato a proposito di questo movimento è che le manifestazioni di protesta degli indignati sono quasi sempre rivolte contro le banche, dal momento che queste sono ritenute il simbolo dello strapotere della finanza.

Premesso che le banche fanno quello che hanno sempre fatto, agevolate in questo dalla mancanza di precise regole e di seri controlli, sarebbe però il caso di chiedersi come mai gli indignati non indirizzano le loro proteste contro le sedi dei partiti politici, contro chi cioè ha scelto, nominandoli, i rappresentanti del popolo.

Val la pena infatti di ricordare che nelle democrazie parlamentari ai rappresentanti del popolo, vale a dire al parlamento, compete il compito di dettare le regole del gioco, ai governi quello di applicarle, alla magistratura quello d’intervenire in caso di violazione delle regole (in questo consiste la famosa suddivisione dei poteri di cui parlava il barone di Montesquieu).

In modo analogo, sarebbe il caso di chiedersi come mai i lavoratori dipendenti non protestano contro i sindacati, vale a dire contro i loro rappresentanti, per il fatto che i loro stipendi sono così bassi (largamente inferiori a quelli dei loro colleghi tedeschi) e soprattutto per il fatto che negli ultimi trent’anni il loro potere d’acquisto è diminuito.

La domanda chiave che oggi andrebbe rivolta ai famosi rappresentanti del popolo, che tanto s’indignano quando si è costretti a ricorrere ad un “podestà forestiero“, è: come mai hanno consentito che la finanza prendesse il sopravvento sulla politica? Dov’erano, cos’hanno fatto quando negli anni ottanta del secolo scorso sono comparsi i primi segnali di quello che poi sarebbe accaduto?

È ai rappresentanti del popolo che i cittadini (tutti i cittadini, non solo gli indignati) dovrebbero innanzitutto rivolgere le loro proteste, è a chi ha il compito di dettare le regole del gioco che dovrebbe essere chiesto di render conto delle loro inadeguatezze, e in qualche caso anche delle loro complicità.

Dal momento che i partiti, parte fondamentale della famosa “casta”, si sono chiaramente mostrati non degni di stima, logica vorrebbe  che gli indignati indirizzassero le loro proteste soprattutto contro queste associazioni (“indignarsi” significa infatti “non ritenere degno”, esattamente il contrario di “degnare”, “stimare degno”).

A proposito delle precise responsabilità dei partiti politici (responsabilità delle quali non vengono mai chiamati a rispondere), ricordo che anni fa quello che, almeno in teoria, dovrebbe più degli altri tutelare gli interessi dei cittadini comuni lanciò lo slogan “I care”, per dire (in inglese!) agli italiani che si sarebbe preso cura dei loro bisogni.

Già l’uso ingiustificato dell’inglese rivelava l’inconsistenza di quello che (non) c’era dietro quel programma politico, tanto ambizioso quanto sopra le righe in modo platealmente ridicolo (Carosone avrebbe detto: tu vuò fa l’americano, ma si nato in Italy), i risultati lo hanno poi dimostrato.

La verità è che lo strapotere del potere finanziario è la chiara prova del fallimento del sistema dei partiti politici.

Parafrasando Clémenceau, la politica è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici.

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Una Risposta to “A proposito del movimento degli indignati”

  1. Alessio novembre 22, 2011 a 8:46 pm #

    Un appunto: il movimento 15-M, poi chiamato “indignados”, da cui questa protesta è nata chiede risposte alla politica, non alle banche. Di fatto, gli “indignados” spagnoli indirizzano il loro malcontento al PSOE (Partido Socialista Obrero Español) reo di aver prima negato la crisi e poi aver fatto leggi e riforme di natura liberista attuando una politica di destra. Quello che recriminano gli “indignados” è proprio che la politica, lo Stato, imponga delle regole alla finanza. E’ la versione americana, “occupy wall street”, che ha cambiato i destinatari della protesta, individuando nelle banche le responsabili della crisi.
    Ma gli spagnoli se la sono presa, e se la prendono, con la politica, con i partiti! Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il PSOE ha preso la più sonora batosta della sua storia alle ultime lezioni. Ovviamente, gli “indignados” non hanno potuto impedire agli elettori del PP di andare a votare!

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