Cambiamenti a 360 gradi?

3 Dic

Ogni tanto mi capita di sentire qualcuno che, parlando di cambiamenti attraverso i quali si passa da un estremo all’altro di una certa condizione, dice che si tratta di cambiamenti “a 360 gradi”.

E ogni volta mi chiedo come sia possibile che chi ricorre ai gradi per esprimere un cambiamento radicale non si renda conto del fatto che da un estremo al suo opposto ci si va cambiando la propria posizione di 180 e non di 360 gradi (compiendo una rotazione di 360 gradi si ritorna infatti esattamente al punto di partenza, altro che cambiamento!).

Ma è mai possibile che non si abbia presente la figura del cerchio, forse la più familiare di tutte le figure geometriche?

Un conto è dire “condurre un’indagine a 360 gradi” per indicare che s’indaga in tutte le direzioni, nessuna esclusa, altro conto è dire “cambiamento a 360 gradi” per indicare un cambiamento totale, un passaggio cioè da un estremo al suo opposto.

Se chi si trova in un determinato posto vuole andare all’opposto di dove si trova (evidentemente rispetto ad un determinato punto di riferimento) e per far questo compie una rotazione di 360 gradi, alla fine di questo giro (non a caso l’angolo di 360 gradi si chiama “angolo giro”) si ritroverà esattamente nel posto che occupava prima.

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