Scusi Monti, ma dov’è finita l’equità?

5 Dic

Delle tre parole d’ordine pronunciate da Monti in occasione del suo primo discorso alle Camere (rigore, crescita, equità), solo della prima c’è traccia nelle misure anti crisi presentate dal nuovo governo nella conferenza stampa di ieri sera.

Peraltro il rigore contenuto in queste misure è ben poca cosa rispetto a quello che un governo eccezionale quale quello in carica, chiamato soprattutto a mostrare forti segni di discontinuità rispetto a quello precedente, avrebbe dovuto attuare.

Detto per inciso, ma dov’è la discontinuità di un governo che per presentare la manovra “salva-Italia” va a “Porta a Porta”?

Come al solito, per ridurre il deficit i governi italiani agiscono sempre più sul lato delle entrate (aumentando le tasse) che non su quello delle uscite (diminuendo le spese).

Per quanto riguarda le tasse, ad essere maggiormente colpiti sono quelli che già le pagano (sai che novità!). La tanto decantata equità sarebbe risultata visibile (e non solo annunciata) se, per esempio, fossero stati tassati (questo sì che sarebbe stato un forte segno di discontinuità, oltre che di equità) i numerosi immobili facenti capo alla Chiesa cattolica, ma non poteva certo essere questo governo (pieno com’è di soggetti certamente non indipendenti dal potere del Vaticano) ad adottare un simile provvedimento.

L’equità presuppone equilibrio, e tutto si può dire delle misure presentate da Monti tranne che non siano squilibrate a sfavore dei ceti bassi e di quelli medi.

Per quanto riguarda le spese, la capacità che proprio manca ai governi italiani (e questo governo non fa certo eccezione) è quella di tagliare soprattutto quelle collegate ad un uso inefficiente e discrezionale delle risorse pubbliche. L’importante non è tanto l’aspetto quantitativo della questione (quanto tagliare) quanto invece quello qualitativo (cosa tagliare).

Dove sono, a questo proposito, le significative misure contro gli sprechi? Dove quelle contro gli insopportabili privilegi di cui gode la classe politica, tanto quella dei parlamentari quanto quella delle regioni?

Per quanto riguarda la crescita, non è per nulla chiaro su quali settori il governo Monti la voglia indirizzare e con quali soldi.

Ma soprattutto, che fine ha fatto l’equità, questa parola magica che aveva fatto ben sperare molti italiani, da sempre abituati a vivere in uno stato di perenne ingiustizia?

E la lotta all’evasione fiscale, altro tema citato da Monti nel suo primo discorso al Senato? Quelle presentate ieri sera non sono certo misure in grado di ridurre significativamente questo vergognoso fenomeno, che allo Stato italiano costa, secondo recenti stime, qualcosa come 120 miliardi di euro/anno.

E per contrastare la corruzione, che ci costa 60-70 miliardi di euro/anno, quali sono le misure che Monti intende prendere?

Credo proprio che non ci sia nulla da fare; lo Stato italiano, sia che a rappresentarlo ci siano dei mascalzoni sia che ci siano delle persone perbene, si è dimostrato ancora una volta per quello che è, per quello che è sempre stato: ipocrita, retorico, velleitario, forte coi deboli e debole coi forti.

Un grande poeta della seconda metà del secolo scorso ha fornito, facendo ricorso a pochissime parole, un’immagine assolutamente fedele di quella che è l’essenza dello Stato italiano: Prima pagina venti notizie, ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità (da “Don Raffaè”, di Fabrizio De André).

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