Perché lo Stato non incassa l’ICI dovutagli dalla Chiesa cattolica

13 Dic

In questi giorni ho letto tanti articoli sul mancato versamento dell’ICI da parte della Chiesa cattolica e in quasi tutti ho notato quello che considero il principale difetto della stampa italiana (oggi aggravato dall’uso di Internet): la mancanza di una minima verifica dei fatti di cui si parla.

La tesi sostenuta da parte della maggioranza degli interventi è che lo Stato italiano abbia favorito la Chiesa cattolica,  fornendole la possibilità di non pagare l’ICI su immobili per i quali invece non spetterebbe l’esenzione dal pagamento di questa tassa.

Questo per avere esteso, attraverso un provvedimento legislativo del 2006, l’esenzione dal pagamento dell’ICI (già sancita con una legge risalente al 1992) ad “attività che non abbiano esclusivamente natura commerciale“.

Ho cercato di saperne di più e per prima cosa sono andato a leggere cosa dice il testo dell’art. 39 (titolo dell’articolo: Modifica della disciplina di esenzione dall’ICI) del provvedimento legislativo “incriminato” (decreto legge 4 luglio 2006, n. 223).

Eccolo: “All’articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, il comma 2-bis è sostituito dal seguente: «2-bis. L’esenzione disposta dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale.».

Ho cercato quindi di conoscere il parere di due fra le più autorevoli fonti della Chiesa cattolica, l’Osservatore Romano e l’Avvenire:

Osservatore Romano (11 novembre 2007): “la più odiosa delle accuse è quella secondo la quale l’esenzione verrebbe ottenuta inserendo una cappellina in un immobile non esente, così da farlo rientrare nel concetto di immobile destinato ad attività «non esclusivamente commerciali». È vero il contrario: una cappella all’interno del solito albergo perderebbe l’esenzione di cui, autonomamente considerata, godrebbe.

“Se qualche albergo si comportasse come una casa per ferie non ne conseguirebbe che l’esenzione è ingiusta, ma che è erroneamente applicata. Per questi casi i comuni dispongono dello strumento dell’accertamento, che consente loro di recuperare l’imposta evasa. E prima ancora essi dovrebbero contestare ai gestori l’esercizio di attività alberghiera con un’autorizzazione amministrativa incongrua”. 

Avvenire (11 dicembre 2011): “non è vero che basta inserire un’attività non commerciale in un immobile in cui si svolgono attività che non godono del regime di favore per sottrarre all’imposizione tutto l’immobile (il caso di solito citato è quello di un luogo di culto, che sarebbe esente, all’interno di un albergo, che invece non è esente); la legge infatti richiede che ciascuna unità immobiliare sia utilizzata per intero per l’attività agevolata, altrimenti tutto l’immobile perde l’esenzione, compreso il luogo di culto.”

Secondo la Chiesa, quindi, la causa del mancato versamento dell’ICI per un immobile non esente da questa tassa non va individuata in un’esenzione concessale attraverso il decreto legge n. 223 del 2006 ma nel mancato accertamento, da parte dei comuni, di un comportamento della Chiesa contrario alle leggi dello Stato italiano.

Se poi i comuni non esercitano quanto in loro potere, peggio per loro.

La conclusione di questo sottile ragionamento (alla tipica maniera dei gesuiti) dell’Osservatore Romano e dell’Avvenire è molto semplice: i comuni italiani non incassano l’ICI che la Chiesa cattolica deve versare nelle loro casse per gli immobili non esenti da tale imposta non perché la Chiesa cattolica evade le tasse ma perché i comuni non utilizzano lo strumento dell’accertamento a loro disposizione.

Si distoglie cioè l’attenzione dal fatto che la Chiesa possa essere colpevole di evasione fiscale (procurando con ciò un danno per tutti i cittadini italiani) per spostarla sull’incapacità dei comuni.

In definitiva, se esiste dell’ICI dovuta allo Stato italiano da parte della Chiesa cattolica ma da questa non pagata, ciò significa due cose, semplici e chiare:

1. che la Chiesa cattolica evade le tasse (contravvenendo così ad una precisa indicazione di Gesù: Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio);
2. che lo Stato italiano non esercita alcun controllo sul suo territorio (sai che novità!).

 

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