L’eterna commedia della politica italiana

18 Dic

Quello che fa della situazione italiana un qualcosa di veramente unico nel panorama delle democrazie occidentali è che da noi non esiste, non è mai esistita, una reale idea di alternativa nel modo d’intendere il potere politico.

I politici, fin dalla nascita dello Stato italiano, hanno sempre visto il potere come uno strumento di cui impossessarsi per poter godere dei privilegi connessi con la sua disponibilità, col suo uso, non come la condizione necessaria per poter fare qualcosa di concreto per risolvere i problemi dei cittadini italiani.

Al di là delle apparenze e pur nella consapevolezza delle enormi difficoltà di governare un Paese da sempre insofferente alle regole, più sensibile ai diritti che non ai doveri, non si può non notare che chi, oggi come ieri (e come domani), sta all’opposizione (termine dal significato ben diverso da quello di “alternativa”) è il semplice interprete (anche se non sempre consapevole) di una parte dello spettacolo (sempre lo stesso) che si recita nel teatro chiamato “Italia”.

Chi, di volta in volta, sta all’opposizione non si prefigge (al di là di ciò che indica nel suo programma ufficiale) l’obiettivo di attuare, una volta al governo, le misure necessarie per assicurare ai cittadini ciò di cui hanno realmente bisogno (un lavoro dignitoso, una giustizia rapida e giusta, un sistema fiscale equo, un’istruzione di alto livello, un efficiente sistema sanitario, un’informazione indipendente) ma, più semplicemente, quello di sostituirsi a chi sta al governo, per fare, una volta acquisito il potere, cose sostanzialmente non molto diverse da quelle fatte da chi lo precedeva: gestire il potere.

La conseguenza più negativa di questo modus operandi è che i cittadini italiani (almeno quelli non ideologizzati) sono diventati sempre più diffidenti nei confronti della possibilità di un reale miglioramento della “cosa pubblica” da parte della politica.

Proprio come Pirandello aveva scritto ad un suo amico alcuni anni prima che uscisse la sua famosa commedia “Il giuoco delle parti”, «Chi ha capito il giuoco non riesce più a ingannarsi; non può più prendere né gusto né piacere alla vita».

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