E questo sarebbe il nuovo ministro degli Interni?

20 Dic

Sul sito del Fatto Quotidiano ho ascoltato l’intervista al nuovo ministro degli Interni, intervenuto ieri a Milano all’inaugurazione della locale sede dell’agenzia per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Ascoltando le parole pronunciate dal ministro non ho potuto non notare un penoso tentativo di operare una distinzione fra mafia e cultura mafiosa, operazione che fa davvero cadere le braccia.

Sembrava di essere ritornati negli anni sessanta!

E questo, mi son chiesto, sarebbe il ministro degli Interni del nuovo governo, del cosiddetto “governo dei professori” (che, detto per inciso, finora sta dimostrando di essere stato troppo frettolosamente presentato come il governo della discontinuità)?

La cosa veramente triste è dover prendere atto che dopo 150 anni di unità nazionale ci ritroviamo ad avere ancora a che fare con rappresentanti dello Stato che, affrontando un argomento così importante e delicato qual è quello della mafia, si permettono di negare l’evidenza, o peggio ancora di giocare a spaccare il capello in quattro!

Se solo il nuovo ministro degli Interni leggesse un po’ qualche libro che racconta seriamente la Storia di questo Paese saprebbe che il potere di cui gode la mafia deriva principalmente dall’essere riconosciuta come “prestatore di servizi” e che i suoi “servizi” non sono solo imposti ma sempre più spesso cercati, in Sicilia come in Lombardia.

E per me chi cerca i “servizi” del mafioso è ancora più colpevole del mafioso.

E questo al di là del fatto che, per legge, colpevole di un delitto non è solo chi lo commette, ma anche chi consente che il delitto avvenga (per esempio non usando correttamente tutti i mezzi a sua disposizione per impedirne il compimento).

E anche al di là del fatto che chi, in generale, avendone la possibilità, non interviene per eliminare un problema la cui esistenza consente a qualcuno di trarne un illecito beneficio andrebbe considerato ancora più colpevole di chi trae il beneficio derivante dall’esistenza di quel problema.

Chi cerca i “servizi” della mafia è ancora più colpevole della mafia stessa perché cercarne i “servizi” significa soprattutto riconoscere alla mafia quello status che sta esattamente alla base del suo potere.

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