Ma l’intelligenza vale più della fedeltà

22 Dic

Quella che considero essere la caratteristica che ha maggiormente connotato il cosiddetto “berlusconismo”, più che l’uso distorto delle parole, più che l’insofferenza verso le regole, più che il rifiuto di ogni controllo, più che la sostituzione della realtà fattuale con quella virtuale, è il totale appiattimento dei seguaci di questo movimento sulle posizioni del leader, la loro assoluta mancanza di capacità critica, d’indipendenza di giudizio, il loro non essere in grado di argomentare in modo razionale le proprie tesi.

A questo proposito val la pena di ricordare che, secondo la nostra Costituzione, “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (art. 67).

Questo vuol dire che i parlamentari, proprio perché agiscono nell’interesse della nazione, non sono soggetti ad alcun mandato da parte degli elettori (che della nazione sono solo una parte).

Fra gli innumerevoli episodi che hanno evidenziato l’assoluta mancanza d’indipendenza di giudizio dei seguaci di questo movimento, quello che verrà ricordato come quello che ne ha segnato il punto più alto è senz’altro l’episodio accaduto alla Camera il 5 aprile di quest’anno, data in cui 314 deputati hanno pubblicamente affermato che la giovane marocchina Ruby fosse nipote del presidente egiziano Mubarak, incuranti non solo dell’evidente incongruità di questa tesi, ma più ancora della figura assolutamente ridicola che una simile affermazione avrebbe fatto fare loro.

Se però si riflette sul fatto che questo movimento non ha nulla a che vedere con un normale partito politico, ma che piuttosto fa venire in mente un movimento religioso, non ci si deve meravigliare più di tanto se i suoi seguaci sostengono la verità di qualcosa in evidente contrasto con la realtà.

Ma in quale partito si sono mai viste scene come quelle immortalate dalle foto apparse sui giornali a metà degli anni ’90, quelle che ritraevano il leader di questo movimento e alcuni suoi seguaci marciare in tenuta da tennis?

Alla fine, però, non c’è nulla di cui stupirsi: quello nel quale viviamo è notoriamente un Paese dove si è soliti attribuire più importanza alla fedeltà che all’intelligenza.

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