A cosa servono i politici italiani? Di certo non al benessere dei cittadini.

31 Gen

Nel novembre dello scorso anno, come già avvenuto nel 1993, il Presidente della Repubblica italiana ha dovuto far ricorso ad un non politico per formare un governo in grado di far uscire il nostro Paese dai guai.

Allora, all’indomani di “Mani pulite”,  fu incaricato Carlo Azeglio Ciampi, oggi, con lo spauracchio di fare la fine della Grecia, Mario Monti (la cui nomina a senatore a vita pochi giorni prima di ricevere l’incarico non è stata certo casuale).

In entrambi i casi la classe politica italiana si è dimostrata incapace di governare il Paese, di guidarlo, e questo proprio in una fase segnata da una profonda crisi, in un momento cioè in cui il bisogno dei cittadini di essere ben guidati è massimo.

Ma governare, guidare un Paese, non costituisce forse il compito principale di quelli che si chiamano “rappresentanti del popolo”?

Ma, si sa, noi viviamo in un Paese speciale, assolutamente unico, nel quale il paradosso è di casa, nel quale è normale ciò che altrove è impensabile, prima ancora che impossibile.

A seguito della vera e propria mutazione verificatasi negli anni ottanta, chi da noi “entra” in politica si ritiene legittimato a curare prima di tutto i propri interessi (nonché quelli di parenti e amici).

Per alcuni giurare sulla Costituzione di servire il Paese è solo una pura formalità, assolutamente priva di senso; è come uno stacco pubblicitario fra una scena e un’altra di un film.

Per certi “rappresentanti del popolo” ricoprire un ruolo nelle istituzioni di questo Paese, trovarsi nelle condizioni di poter autorizzare il compimento di un’opera pubblica, avere il potere d’influenzare le nomine negli ospedali, nelle banche, nelle università e comunque in una delle innumerevoli espressioni del potere pubblico, significa avere titolo a ricevere parte del “bottino”.

Sembra che questi “rappresentanti del popolo” non si rendano proprio conto del fatto che il compito del politico non è quello di cacciare i cittadini nei guai, ma quello di evitare che ci vadano a finire dentro!

Si parla tanto dei costi della politica, ma la questione però viene affrontata senza considerare che quello che è veramente scandaloso in questo Paese non è tanto l’ammontare delle entrate dei “rappresentanti del popolo” quanto la loro assoluta inutilità, la loro manifesta incapacità.

Sarebbe sufficiente fare una semplice analisi del rapporto costi/benefici per rendersi conto del fatto che la vera anomalia della nostra classe politica è quella di essere caratterizzata da elevati costi e nello stesso tempo da benefici assolutamente modesti, in alcuni casi nulli.

Che senso ha preoccuparsi soltanto del numeratore (per farlo diminuire), tralasciando il denominatore?

Quello che serve è tenere d’occhio il valore del rapporto, agendo più sul denominatore (per farlo crescere) che sul numeratore.

Quello che deve far indignare non sono tanto i quindicimila euro che ogni mese si mettono in tasca quanto il fatto che, pur percependo questi soldi, non fanno nulla!

Prima ancora che perché impresentabili, questi individui vanno cacciati perché non servono, perché sono inutili.

Come fanno a risolvere i problemi di cui sono parte, oltre che causa?

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