A proposito di conservare e cambiare

5 Feb

Chissà per quali motivi il verbo “cambiare” viene quasi sempre associato a significati positivi mentre, al contrario, “conservare” viene considerato l’espressione di qualcosa di negativo.

In realtà “cambiare” non ha alcun connotato intrinseco di positività, così come “conservare”, di per sé, non ha un significato negativo.

Dipende, com’è ovvio, da che cosa si vuole “conservare”, da che cosa si vuole introdurre attraverso un cambiamento.

In ogni caso la persona razionale sa bene come comportarsi, sa qual è la cosa giusta da fare quando si deve decidere se cambiare o no: entrare nel merito dei problemi, approfondire gli argomenti, rifiutarsi di fare il tifo, di schierarsi cioè a favore di una tesi o di un’altra a prescindere dal merito delle questioni.

Conservare l’integrità di un parco naturale, per esempio, così come mantenere vivi i principi ispiratori della nostra Costituzione, o ancora conservare la capacità di sognare (senza però per questo abbandonarsi ai sogni) sono esempi di casi in cui “conservare” ha un significato certamente positivo.

Al contrario, opporsi al cambiamento per poter così mantenere ingiustificati privilegi, rifiutarsi di riconoscere le ragioni di chi non la pensa come noi, non accettare di modificare le proprie opinioni quando la realtà dei fatti ne dimostra la debolezza, sono esempi in cui il verbo “conservare” assume un significato negativo.

Analogo discorso vale per il verbo “cambiare”.

Un conto, per esempio, è cambiare perché la situazione in cui ci si trova non è più accettabile, non è più sostenibile, un altro conto è cambiare per il semplice gusto di cambiare, per seguire una moda e magari, in conseguenza del cambiamento, venirsi a trovare in una situazione peggiore di quella lasciata.

Se, come nel caso del famoso enigma delle tre porte, ci rendiamo conto che cambiare significa aumentare le probabilità di successo, allora non dobbiamo indugiare nel modificare la nostra scelta iniziale, dobbiamo cambiare.

Se invece ci rendiamo conto che il cambiamento (magari promosso facendosi scudo di un interessato malinteso riguardo all’idea di progresso) comporta la perdita di qualcosa d’importante oppure significa un peggioramento della situazione nella quale ci si trova, allora dobbiamo opporci al cambiamento, dobbiamo lottare per conservare.

Santa Margherita Ligure ha mantenuto gran parte del suo fascino (a differenza della confinante Rapallo) grazie al fatto che negli anni sessanta il suo sindaco si oppose al “cambiamento” (promosso da chi era interessato alla speculazione edilizia).

La “Riserva dello Zingaro” (vale a dire uno degli angoli più belli della costa tirrenica della Sicilia) è potuta nascere grazie alla fermezza con cui negli anni settanta ci si oppose al progetto della strada che alcuni avevano in mente di realizzare per collegare San Vito Lo Capo a Scopello.

Nella fase storica che stiamo vivendo è invece decisamente importante attuare un importante cambiamento, quello che riguarda i nostri stili di vita. Ostinarsi a non cambiare, a conservare i ritmi di crescita del consumo delle risorse a nostra disposizione è un chiaro esempio in cui il verbo “cambiare” assume un significato sicuramente positivo.

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