Che futuro può avere un Paese dove il talento è soffocato dalla mediocrità?

29 Feb

Un elemento che viene sistematicamente ignorato quando si parla di disoccupazione è che i dati che periodicamente vengono forniti su questo fenomeno non danno affatto una misura del numero delle persone che non hanno un’occupazione: i dati ufficiali non tengono conto infatti del numero delle persone che non sono in cerca di occupazione, e questo non è certamente un dettaglio trascurabile nel conteggio dei non occupati.

E comunque i dati sull’occupazione forniscono elementi puramente quantitativi: nulla dicono sulla qualità del lavoro svolto dalle persone che, sempre secondo i dati ufficiali, risultano occupate.

Nulla, cioè, dicono a proposito della sotto occupazione, fenomeno che, per certi aspetti, considero ancora più grave della stessa disoccupazione.

La gravità della sotto occupazione è legata al fatto che questo fenomeno comprende non solo la categoria delle persone impiegate a tempo parziale e quella di chi svolge un lavoro precario, ma anche quella fascia di persone che, nel loro lavoro, svolgono attività non commisurate alla loro preparazione, alla loro qualità.

A questo proposito, ritengo che tenere da parte, non utilizzare quelle persone (in particolar modo quelle di età inferiore ai trent’anni) che col loro talento, con le loro qualità, potrebbero fornire importanti contributi per superare la crisi che stiamo attraversando, sia qualcosa che, prima ancora d’essere ingiusto, è semplicemente stupido, quanto di più stupido possa esserci in una società.

Il dato in tal senso più allarmante (e ancor più grave perché del tutto evidente) è lo stretto legame che nel nostro Paese esiste tra l’inefficienza della società e la difficoltà dei giovani talentuosi ad emergere.

Si badi bene che questa difficoltà è strettamente collegata alla mediocrità (a volte davvero imbarazzante) che caratterizza gran parte della cosiddetta classe dirigente. I mediocri non amano certo essere circondati da chi ha talento, e questo per il semplice fatto che l’affermazione del merito farebbe emergere inevitabilmente la loro mediocrità.

Il guaio della nostra società è che più elevato è il numero dei mediocri che occupano posti di responsabilità più grande è la difficoltà di chi ha talento ad affermarsi, ad avere il successo che merita.

Ricorrendo alla suddivisione in categorie di Carlo M. Cipolla, è proprio degli stupidi procurare un danno agli altri senza avere benefici per sé, o comunque ottenendo benefici di entità inferiore a quella del danno prodotto dal loro comportamento. Va però tenuto conto del fatto che quanto più l’entità dei benefici procurati a se stessi si avvicina a quella del danno procurato agli altri tanto più il modo di agire di chi ha causato il danno si avvicina a quello tipico del bandito.

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