Ma che cos’è questa “società civile”?

7 Mar

Da una decina d’anni a questa parte (all’incirca dalla nascita dei cosiddetti “girotondi”) in questo Paese non si fa altro che parlare di “società civile”, termine col quale si vorrebbe indicare chi non fa parte del mondo della politica, di quell’insieme cioè composto da parlamentari nazionali, consiglieri regionali, provinciali, comunali.

“Società civile” dovrebbe, per esempio, stare ad indicare organizzazioni, associazioni, che rappresentano il mondo del lavoro, gruppi di persone, settori di società, che condividono uno stesso interesse.

Il messaggio che attraverso l’uso che si fa di questo termine si vorrebbe far passare è che nella società italiana esisterebbe un insieme (non ben identificato) formato da persone in possesso di qualità positive, in opposizione ad un altro insieme (la cosiddetta “casta” dei politici), formato da persone che impersonificano il “male”: il solito vecchio vizio italico di voler sempre suddividere l’umanità in due fazioni, tra loro contrapposte.

Secondo questa visione, da una parte ci starebbero i “buoni” e dall’altra i “cattivi”, dove (si badi bene) i “buoni” sarebbero tali non per aver dato prova di esserlo ma solo per il fatto di non appartenere alla fazione opposta: si qualifica, cioè, per negazione dell’opposto.

Avendo diviso il mondo in due fazioni (da una parte gli Alfa e dall’altra i Beta), è sufficiente quindi che il Sig. Rossi non appartenga agli Alfa perché venga iscritto (d’ufficio) alla fazione Beta, e questo (occhio!) anche senza che il Sig. Rossi avesse mai dichiarato di appartenere a questa fazione.

Quello che non sfiora i sostenitori di questa visione del mondo (che, prima ancora che pericolosa, è indice di un’assoluta povertà di pensiero) non è solo il fatto che la realtà non è affatto suddivisibile in questa rozza maniera ma soprattutto il fatto che il Sig. Rossi potrebbe benissimo non far parte degli Alfa ma non per questo appartenere ai Beta, né a nessun’altra fazione.

Non ci si può approcciare alla società reale come se si dovesse risolvere un sudoku (dove l’obiettivo viene raggiunto procedendo per esclusione), né, a maggior ragione, come se si fosse in presenza di un sistema binario, dove, esistendo due sole condizioni possibili (“on” e “off”), se non ci si trova nella condizione “on” ci si deve trovare, necessariamente, in quella “off”.

L’errore fondamentale alla base di questo ragionamento consiste nel ritenere che l’intera società italiana possa essere pensata come se fosse un tutto composto soltanto da due insiemi omogenei, tra di loro nettamente separati, il primo formato dalla “casta” dei politici e l’altro formato da chi non fa parte del primo insieme.

E nel ritenere che una parte, una piccola parte dell’insieme che non fa parte della “casta” dei politici, possa essere considerata rappresentativa della sua totalità.

In conclusione, credo sarebbe ora di finirla di far ricorso a termini assolutamente privi di significato, usati come banali slogan.

Ma chi è che ha dato il proprio voto a soggetti impresentabili? La “società civile”.

Chi da sempre fa affari con la (e grazie alla) mafia? La “società civile”.

Chi ha deturpato il paesaggio, chi ha reso invivibili luoghi una volta splendidi? Sempre la cosiddetta “società civile”.

Se davvero in questo Paese fosse mai esistita una effettiva società civile, le cose non sarebbero arrivate dove sono arrivate.

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4 Risposte to “Ma che cos’è questa “società civile”?”

  1. Carlo Milanesi giugno 14, 2012 a 7:30 am #

    Mi sapresti citare un riferimento a un testo (che possa trovare sul Web, o in biblioteca, o in libreria) in cui si definisce la “società civile” nel senso citato, e a un testo in cui si espone la citata visione secondo cui “da una parte ci starebbero i buoni e dall’altra i cattivi”? Grazie
    Comunque non mi sembra sbagliato dare un nome a tutto ciò che non appartiene alla “casta”. D’altra parte si chiamano “civili” tutti quelli che non sono militari, “laici” tutti quelli che non sono religiosi, ecc. Quello che è sbagliato è ritenere che chi non appartiene alla casta sia per questo solo motivo un amministratore migliore di chi vi appartiene.

    • unastoriasemplice giugno 14, 2012 a 12:50 pm #

      Quando scrivo che “società civile” indicherebbe l’insieme composto da chi non fa parte del mondo della politica, faccio riferimento al significato che viene comunemente attribuito a questa espressione (desumibile dai giornali, dalla televisione, dai libri, dal web), non a qualcosa di ben definito, per il quale si possa far riferimento a specifici testi.
      Analogo discorso vale per quanto riguarda l’evidente (e vecchio) errore di ritenere che il mondo possa essere diviso in due fazioni, tra loro contrapposte, da una parte i “buoni” e dall’altra i “cattivi”; è la Storia (non solo quella del nostro Paese) che dimostra quanto questa visione del mondo sia sbagliata, è alla Storia che si deve far riferimento.

  2. Francesco Lombardo aprile 26, 2015 a 11:08 am #

    penso che per “società civile” si intende l’adesione di una parte della società (i buoni) ai nuovi valori etici e morali (in perenne evoluzione) che la società si pone come nuovo format di regole sociali rispetto al precedente considerato obsoleto (i cattivi).
    Uno spartiacque che fissa una coscienza socio-culturale di valori etici rispetto al passato.

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