Quando l’istinto precede la scienza

13 Apr

Quando abbiamo brividi di freddo, l’azione che istintivamente compiamo è quella di rannicchiarci, di raggomitolarci.

Il nostro corpo tende così, istintivamente, ad assumere la posizione fetale, quella che ci consente di ridurne al minimo la superficie.

Quello che, senza rendercene conto, facciamo è cercare di assumere una forma che si avvicini il più possibile a quella della sfera.

La geometria poi ci spiegherà che la nostra azione non è affatto casuale; la sfera è infatti il solido più compatto che ci sia, quello cioè che, a parità di volume, possiede la proprietà di avere la minore superficie.

La termodinamica, a sua volta, ci spiegherà che offrire la minore superficie significa contenere la dispersione del calore (la quantità di calore che passa da un corpo a temperatura più alta ad uno a temperatura più bassa è infatti tanto maggiore quanto più grande è la superficie attraverso la quale avviene lo scambio termico).

Rendere minimo il rapporto tra superficie e volume significa quindi limitare lo scambio termico tra corpo ed ambiente.

Ed è proprio per questo motivo che, quando siamo al mare, distesi sulla sabbia o sugli scogli, stiamo, istintivamente, a gambe e braccia distese: in questo modo infatti non facciamo altro che aumentare la superficie di scambio termico del nostro corpo.

La scienza, com’è noto, ci spiega perché facciamo quello che facciamo.

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