Il mare unisce, non divide

22 Apr

Poche cose nella vita mi affascinano quanto la vista del mare aperto, quello che i Greci chiamano “πόντος” o “πέλαγος”, per distinguerlo dal mare inteso come “acqua marina” (nel qual caso usano il termine “θάλασσα”.)

E l’emozione che provo è ancora più forte se la costa dalla quale guardo il mare aperto è incontaminata.

Tra le tante sensazioni che questa vista suscita in me, la più presente è quella che mi dà un senso di apertura verso l’esterno, quella che mi fa immaginare di poter raggiungere, attraverso il mare, tanti luoghi, in tutto il mondo.

Allo stesso modo, però, sono consapevole del fatto che la vista del mare aperto possa suscitare, accanto al sentimento dell’attesa, della speranza (come nei famosi versi di Madama Butterfly: un bel dì vedremo/levarsi un fil di fumo sull’estremo/confin del mare/e poi la nave appare), anche quello della paura, quello che fa temere che dal mare possa arrivare il pericolo, così come quello della nostalgia, del dolore provocato dalla lontananza, dalla separazione (Ulisse piange sull’isola di Ogigia, nonostante sia in compagnia di Calipso, guardando il mare che lo separa dai suoi cari, dalla sua Itaca: πόντον ἐπʹἀτρύγετον δερκέsκετο δάκρυα λείβων).

Il mare è comunque un veicolo di genti e per me è più quello che unisce che non quello che divide, che separa.

Non a caso le città che più mi affascinano sono quelle sul mare.

Ricordo l’emozione che provai quando, a Istanbul (una città affascinante come poche altre al mondo), percorsi in battello il Bosforo, lo stretto di mare che unisce il Mar Nero al Mare di Marmara.

Mi trovavo in uno dei luoghi più carichi di fascino, specialmente per chi, come me, ama la mitologia greca.

Mi venne in mente che quel tratto di mare, con l’Europa da una parte e l’Asia dall’altra, prende il nome dalle parole greche βοῦς (vacca) e πόρος (passaggio) e significa “passaggio della giovenca”, per il fatto che, secondo il mito, la fanciulla Io, amata da Zeus e da questi trasformata in una giovenca bianca, attraversò a nuoto lo stretto per sfuggire ad un tafano mandato da Era per pungerla, in segno di punizione.

Il Mare di Marmara si trova tra il Mar Nero ed il Mare Egeo ed a questo è collegato dallo stretto dei Dardanelli, l’antico Ellesponto.

Il nome Ellesponto, che letteralmente significa “mare di Elle”, deriva da un altro personaggio della mitologia greca, Elle, figlia di Atamante e Nefele, e da lei prese il nome quando la giovane vi cadde dentro, morendo annegata, mentre con suo fratello Frisso stava cercando di raggiungere la Colchide volando in groppa ad un ariete dal vello d’oro.

E non è certamente privo di significato il fatto che la parola greca πόντος, entrata nella lingua latina col termine “pontus” (Pontus Euxinus era l’antico nome del Mar Nero), abbia la stessa radice di “pons” (parola latina che significa “ponte”, “passerella”, “luogo di passaggio”).

Per gli antichi Greci il ponte, cioè il tramite tra un luogo e un altro, era rappresentato proprio dal mare, che solcavano con grande abilità, navigando per tutto il Mediterraneo.

Ciò dovrebbe far capire che non è necessario costruire ponti di cemento armato per collegare luoghi più o meno lontani fra loro.

Il mare è più che sufficiente, oggi come più di duemila anni fa.

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