L’anti-partitismo non è anti-politica

27 Apr

In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, il nostro presidente della Repubblica ha lanciato il suo ennesimo monito.

In quest’occasione ha messo in guardia gli italiani contro i pericoli dell’anti-politica, invitandoli a continuare a fidarsi dei partiti e a non “finire per dar fiato a qualche demagogo di turno”.

Per quanto riguarda i partiti (che pure ha invitato a riformarsi), Napolitano ha affermato che nulla può sostituirli.

A parte il fatto che non si capisce per quale motivo nel suo discorso Napolitano non abbia citato apertamente Grillo (è chiaro che era a lui che si riferiva quando parlava di “qualche demagogo di turno”), è evidente che per il nostro capo dello Stato (e così pure per tanti altri osservatori) il Movimento 5 Stelle è un chiaro esempio di anti-politica.

A me sembra invece che il Movimento di Grillo (al di là del merito delle sue prese di posizione) rappresenti la risposta ad un’evidente richiesta di partecipazione alla vita politica espressa da parte di tanti cittadini che mostrano apertamente di non credere alla funzione rappresentativa dei partiti.

La nascita e la crescita del Movimento 5 Stelle sono fenomeni che vanno interpretati come la conseguenza dell’anti-politica dei partiti (e non come causa dell’allontanamento da essi dei cittadini) e sarebbe ora che ci si rendesse conto (e questo da parte di tutti, a partire da Napolitano, che, come capo dello Stato, rappresenta tutti i cittadini italiani e non solo la parte, sempre più piccola, formalmente rappresentata dai partiti) che i partiti non possono essere considerati come la sola, riconosciuta, forma di partecipazione alla vita politica.

Ma come si fa a non vedere l’assurdità della situazione che è davanti agli occhi di tutti (almeno di tutti quelli che hanno ancora occhi per guardare e vedere): alcune associazioni di privati cittadini (tali sono infatti i partiti) hanno di fatto privatizzato lo Stato, vale a dire quanto di più pubblico possa esserci!

Ma come si fa ad invitare i cittadini italiani a continuare a fidarsi di quei partiti che si sono beffeggiati della volontà popolare espressa a suo tempo col referendum che chiedeva l’abrogazione del finanziamento pubblico di queste associazioni?

L’aspetto che trovo più assurdo in tutta questa situazione è che ormai in Italia i comici hanno assunto il ruolo che in un Paese normale sarebbe riservato ai filosofi.

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