L’impossibilità italiana di essere un Paese normale

27 Mag

L’ultima puntata della trasmissione televisiva “Servizio Pubblico” ha messo in evidenza ancora una volta una delle più radicate abitudini di questo Paese, quella di tendere sempre a buttare tutto “in caciara” (come si dice a Roma), mescolando tra loro, volutamente, elementi (fatti, cose, dati) privi di alcuna attinenza, mettendo sullo stesso piano elementi tra loro assolutamente disomogenei.

Per di più, molto spesso (come nel caso della richiamata trasmissione) si assiste al devastante spettacolo di vedere inseriti nel discorso, da parte di soggetti che non si capisce a quale titolo vengano invitati a parlare, elementi non solo privi di attinenza col tema trattato, ma anche inesatti, in certi casi falsi, e tutto senza che né il conduttore della trasmissione né alcuno tra i partecipanti evidenzi le imprecisioni, le inesattezze, le falsità, lasciando così che entri tutto nel frullatore mediatico.

Il principale risultato di questa vera e propria perversione è quello di far perdere il filo del discorso.

Uno degli espedienti più ricorrenti di questa radicata abitudine, espedienti dei quali l’ultima puntata di “Servizio Pubblico” ci ha fornito un classico esempio, è quello di confondere il piano giudiziario con quello politico, di confondere cioè la responsabilità penale con quella politica.

L’obiettivo di questa collaudata tecnica è quello di far passare la tesi secondo la quale gli unici comportamenti che un politico non può tenere sarebbero soltanto quelli connessi alla commissione di fatti classificati dal codice penale come reati.

Alla fine, questo modo di affrontare i problemi, questo mettere tutto nello stesso calderone, ha impedito che l’ultima puntata di “Servizio Pubblico” desse il giusto risalto, facendola passare, nel marasma generale, come una tra le tante opinioni espresse nel corso della puntata, alla considerazione-chiave fatta da Antonio Ingroia, quella espressa con le seguenti parole: “La nostra classe dirigente, nella sua stragrande maggioranza, non è disposta ad innescare nessun criterio di responsabilità, di nessun tipo”.

Appare quindi evidente quanto sia difficile far passare, in questo Paese, l’elementare principio in base al quale la responsabilità politica prescinde da quella penale.

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