In Italia il pagamento delle tasse è svincolato dalla prestazione di un servizio

10 Giu

Ci risiamo.

Questa sera, con una puntualità degna di miglior causa, la Rai ha mandato in onda “Pane amore e fantasia”, film di quasi 60 anni fa.

Ieri sera è stato il turno di “007 Operazione tuono”, uno dei primi episodi della serie dedicata a James Bond, delle cui avventure anche quest’anno si potrà fare un ripasso generale.

A seguire, a occhio e croce, dovrebbe toccare alla Principessa Sissi.

Come ogni anno, con l’arrivo del mese di giugno i programmi della televisione di Stato subiscono una vera e propria mutazione: la Rai va in vacanza e mette mano ai suoi archivi, e via con le repliche, con un’evidente sensibile diminuzione dei suoi costi di produzione.

Solo che la tassa che ci viene richiesta in quanto possessori di un apparecchio televisivo vale 12 mesi, non s’interrompe con l’arrivo di giugno per poi riprendere a settembre.

Il vero problema di questo Paese non sono le tasse, ma il fatto che a queste non corrisponde un servizio di livello adeguato al prezzo che si paga.

Quello che il cittadino italiano è chiamato a pagare (le tasse, il biglietto dei mezzi di trasporto, il pedaggio autostradale) non serve a coprire i costi collegati alla controprestazione contrattuale, serve a mantenere sistemi di potere che l’ultima cosa alla quale pensano è la soddisfazione dell’utente del servizio, quello che ridicolmente chiamano “cliente”.

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