A proposito dell’ILVA di Taranto

8 Ago

Quello al quale si sta assistendo in queste settimane a proposito della vicenda dell’ILVA di Taranto è uno spettacolo veramente penoso, vergognoso, per certi versi rivoltante, degno di un Paese incivile quale quello nel quale viviamo.

E se, riferendomi a quello nel quale viviamo, parlo di un Paese incivile, lo faccio per motivi che vanno anche oltre quelli ben noti (l’evasione fiscale, la corruzione, la criminalità organizzata, la scarsissima qualità delle infrastrutture, l’inefficienza della pubblica amministrazione), lo faccio perché il nostro è un Paese nel quale, sempre più spesso e per di più davanti agli occhi di tutti, avvengono cose allucinanti e nel quale tutti stanno a guardare, spettatori passivi di uno spettacolo osceno che ogni giorno che passa riserva ai cittadini italiani una nuova puntata.

Quello nel quale viviamo è un Paese in cui, giusto per fare un esempio, i vertici delle principali aziende industriali si ritengono nella posizione di poter fare, senza che nulla accada, affermazioni che suonano come veri e propri ricatti nei confronti della collettività, proprio come se fossimo (ma forse lo siamo per davvero) all’epoca dei signori delle ferriere.

A rendere ancora più incasinata la situazione, nel nostro Paese ormai da tempo ogni questione (si tratti di  TAV, di gestione dei rifiuti, di energia, di ponte sullo stretto di Messina) viene sistematicamente inquinata dall’ideologia, viene trasformata in una crociata tra fedeli e infedeli (quando invece sarebbe sufficiente far ricorso alla semplice logica, al banale buon senso, per evidenziare l’assurdità di certe proposte).

Il caso dello stabilimento siderurgico di Taranto è, in particolare, la chiara dimostrazione di come in questo Paese i posti di lavoro siano stati spesso frutto di un vergognoso baratto, che ha visto da una parte industriali (interessati unicamente a far soldi) e sindacati (preoccupati principalmente di acquisire e mantenere potere) agire da attori e dall’altra governi (incapaci di governare, di fissare le regole del gioco e di farle rispettare) agire da semplici spettatori.

In questo vergognoso gioco di scambio (e poi ci si stupisce dei voti di scambio) i posti di lavoro sono stati barattati con la salute dei cittadini, non solo di quelli che hanno lavorato e che ancora oggi lavorano in certi impianti ma anche di tutti quelli che nei pressi di questi impianti ci vivono.

E questa è una cosa ancora più vergognosa, soprattutto se si pensa a quanto sta scritto nell’articolo 32 della tanto citata Costituzione Italiana (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”).

Ma da chi è stata tutelata finora la salute dei cittadini che hanno vissuto (e che vivono) nei pressi degli impianti di Marghera, Augusta, Gela, Taranto?

Chi ha impedito che negli anni questi impianti avvelenassero aria, suolo, acqua, compromettendo in tal modo la salute di milioni di cittadini italiani?

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