A proposito della ricerca di petrolio nel canale di Sicilia

16 Ago

Sul sito del Fatto Quotidiano ho letto che il governo italiano sarebbe intenzionato ad aumentare la quantità di petrolio estratto in Italia (per portarla al 20% della domanda) e per di più ad eliminare il divieto d’installare pozzi d’estrazione entro dodici miglia dalla costa.

Se questa ipotesi dovesse tramutarsi in realtà, sarebbe inevitabile un considerevole aumento del numero di pozzi petroliferi nel canale di Sicilia.

Al di là del fatto che ancora oggi, nonostante le conoscenze scientifiche acquisite, nonostante i significativi progressi compiuti dalla tecnologia, nonostante le numerose e pesanti criticità evidenziate dal modello di sviluppo collegato allo sfruttamento del petrolio, nonostante i numerosi segnali d’allarme lanciati in tutto il mondo contro i rischi derivanti da un ulteriore aumento del consumo di combustibili fossili, nonostante tutto questo, si possa ancora continuare a credere nella favola del petrolio moderno portatore di sviluppo, la cosa che trovo veramente assurda è che a protestare contro l’indecente facilità con cui vengono concessi i permessi di perforazione nel canale di Sicilia sia soltanto una piccola parte di cittadini (gli ambientalisti), mentre la stragrande maggioranza dei siciliani assiste, indifferente come al solito (a parte le solite chiacchiere), allo sfruttamento selvaggio delle ricchezze naturali della loro terra.

La situazione, già di per sé sufficientemente critica, lo diventa ancora di più se si considera il Paese nel quale avviene tutto ciò, vale a dire un Paese nel quale vigono insieme leggi permissive e un’assoluta mancanza di controlli.

La cosa infine cessa di essere pericolosamente critica per assumere le caratteristiche dell’incredibile (la tragedia sfocia quasi sempre in commedia) se si considerano le ore di soleggiamento di cui godono i siciliani; ebbene, nonostante questo dato (ma chi se ne fotte dei dati!), che dovrebbe convincere tutti gli esseri dotati di raziocinio di quanto sia più logico puntare in Sicilia innanzitutto sull’energia solare (sia per la produzione di calore che per quella di energia elettrica), si continua a parlare di petrolio oppure si deturpa l’ambiente (nel silenzio anche degli ambientalisti) con mastodontiche pale eoliche, installate forse più per incassare gli incentivi previsti per questa tipologia di impianti che per diminuire il fabbisogno di combustibili fossili, visto il loro effettivo contributo alla produzione di energia elettrica (senza contare il fatto che a volte queste pale eoliche non sono nemmeno correttamente allacciate alla rete elettrica).

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