Che pena i “talk-show” della televisione italiana

15 Ott

Da molti anni imperversano nella televisione italiana, sia in quella pubblica che in quelle private, programmi che, con termine inglese, vengono definiti “talk-show”.

Molti di questi talk-show passano poi per essere programmi d’informazione, anzi di approfondimento.

In realtà, nella quasi totalità dei casi, si tratta di quanto di più lontano dal vero giornalismo si possa immaginare, a cominciare dal fatto che a condurli non sono dei veri giornalisti ma dei personaggi che ritengono d’interpretare correttamente il loro ruolo facendo passare il microfono da un ospite ad un altro.

Questi programmi sicuramente non servono ad informare gli ascoltatori, a svolgere cioè quello che dovrebbe essere il principale compito di un giornalismo degno di tale nome.

Per prima cosa un conduttore di una trasmissione d’informazione giornalistica dovrebbe documentarsi in maniera approfondita sulla materia che intende trattare.

Dovrebbe poi porre delle domande vere e insistere se, come sempre accade, l’interlocutore non risponde affatto a quanto gli era stato chiesto.

Dovrebbe infine, in presenza di affermazioni false, bloccare prontamente chi ne è l’autore, contestargli le falsità che dice e informare gli spettatori su come invece stanno le cose.

Nella stragrande maggioranza dei casi il conduttore si limita invece a far passare il microfono, dando a ciascuno la facoltà di dire ciò che vuole, facoltà che consente (molto spesso) di affermare cose false, di offendere gl’interlocutori, il tutto senza che il conduttore intervenga prontamente per ristabilire un minimo d’ordine.

Al di là della pena suscitata dalla visibilità che in questi talk-show viene data, in nome degli ascolti, a certi squallidi personaggi, quello che considero il danno maggiore prodotto da questo surrogato di giornalismo è aver fatto passare l’idea (a furia di dare la parola a chi mente) che l’affermazione di cose false possa essere considerata come espressione di opinioni (quando invece dovrebbe essere chiaro che dire il falso non significa affatto esprimere un’opinione, significa semplicemente mentire).

In questo modo si è potuto spacciare per “confronto di tesi contrapposte” qualcosa che nulla ha a che vedere con quello che è un vero contraddittorio.

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Una Risposta to “Che pena i “talk-show” della televisione italiana”

  1. Violet febbraio 18, 2013 a 5:23 am #

    This unique article, “Che pena i talk-show della televisione
    italiana unastoriasemplice” was in fact very good.
    I am making out a reproduce to demonstrate to my good friends.
    Thanks for your effort-Zoe

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