Ma cosa c’entra Galileo con chi si presta a vergognose operazioni mediatiche?

23 Ott

Sta suscitando un mare di polemiche la sentenza con la quale il Tribunale dell’Aquila ha condannato i componenti della commissione grandi rischi in carica nel 2009.

I condannati sono stati ritenuti colpevoli d’aver diffuso, sei giorni prima del terremoto che il 6 aprile 2009 sconvolse l’Aquila, notizie a seguito delle quali i cittadini aquilani furono indotti a restarsene a casa.

Nel verbale di quell’ormai famosa riunione del 31 marzo 2009 (indetta allo scopo di tranquillizzare la popolazione) si riteneva poco probabile un forte terremoto (!).

Gran parte degli indignati commentatori (molti dei quali fanno parte del mondo scientifico), ricorrendo ad una tecnica da noi molto diffusa, puntano a cambiare le carte in tavola, mettendo in giro a questo scopo notizie false.

Sostengono, per esempio, che i componenti della commissione grandi rischi sarebbero stati condannati per non aver previsto il terremoto (evento assolutamente imprevedibile), quando invece nella sentenza di condanna non c’è traccia di questa circostanza.

In tanti poi, utilizzando impropriamente la possibilità d’intervenire data dai moderni mezzi di comunicazione, non fanno altro che confondere l’opinione pubblica, già confusa di suo.

Alcuni hanno addirittura tirato in ballo Galileo, sostenendo che la sentenza di condanna metta in crisi il ruolo dello scienziato.

Anche in questo caso, la stragrande maggioranza dei commentatori parla di cose che non conosce (nessuno che si sia curato di analizzare la sentenza di condanna emessa dal Tribunale dell’Aquila).

In ogni caso, basterebbe riflettere su una cosa molto semplice, addirittura banale: se è vero che non è possibile prevedere i terremoti, è altrettanto vero, esattamente per la stessa ragione, che non è possibile prevedere che non ce ne siano (come invece è riportato nel verbale della riunione del 31 marzo 2009).

Ma poi, cosa c’entra in tutto questo Galileo?

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