Ma che speranze può avere un Paese con una simile scuola?

28 Ott

Lo scorso 15 ottobre si è concluso il concorso d’ammissione al corso “Scienze della Formazione primaria” dell’Università della Calabria, destinato alla formazione di maestri e maestre della scuola elementare.

Dei 647 candidati, solo 55 (meno cioè del 10%) hanno superato la prova.

Nel comunicato diffuso dalla Commissione d’esame si legge: “Almeno i tre quarti dei candidati ha risposto in maniera errata a domande assolutamente facili. L’analisi degli errori denota una scarsa conoscenza della grammatica italiana, dei principi elementari di matematica e di fisica e delle nozioni di base della storia letteraria”.

A rendere ancora più grave la situazione c’è da considerare il fatto che “La stesura dei quiz si è fondata esclusivamente su informazioni di base delle varie aree disciplinari, con opzioni chiaramente dissimili dalla risposta esatta e perciò facilmente individuabili attraverso la deduzione logica e il ragionamento”.

Non solo oramai non si sa più rispondere a domande aperte (ritenute troppo difficili), ma non si sa nemmeno usare il ragionamento per arrivare ad individuare la risposta esatta almeno per esclusione.

Come dire che alla domanda: “Quante sono le regioni italiane?”, la gran parte degli interrogati non sarebbe in grado di rispondere correttamente né alla domanda aperta né ad una con quattro opzioni (tre delle quali chiaramente dissimili dalla risposta esatta), quali per esempio: 3, 95, 20, 60.

La situazione diventa poi drammatica se si va a vedere qual è stata la domanda che ha prodotto il maggior numero di errori (ben 573 candidati su 647 non sono stati in grado d’individuare la risposta corretta): ” 5 ragazzi hanno la maglia rossa e 7 la maglia blu. Ci sono aggettivi numerali?”

Si consideri poi che la domanda, risultata tra quelle più difficili (“Questi quadri sono molto belli, quelli sono orribili. Quanti sono gli aggettivi dimostrativi?”), ha visto ben 535 candidati non in grado d’individuare la risposta corretta.

Quello che fa impressione leggendo questi dati non è che alle soglie dell’Università giunga un certo quantitativo di ragazzi ignoranti e incapaci di ragionare correttamente, ma è l’enorme quantità di questa povertà intellettuale in circolazione.

Il fallimento più grave che abbiamo davanti ai nostri occhi non è quello della politica, ma quello della scuola, soprattutto di quella media, inferiore e superiore.

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