A proposito del confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra

13 Nov

Ieri sera ho seguito il confronto televisivo tra i cinque candidati alle prossime primarie del centrosinistra.

Si è trattato di un’altra tappa della trasformazione della politica in spettacolo, dalle cui leggi sembra ormai che tutto sia condizionato, alle cui leggi sembra che tutto e tutti debbano obbedire.

Sembrava di assistere ad un gioco a premi, con i cinque candidati nella veste di concorrenti; ed in effetti uno di loro (Matteo Renzi) concorrente lo era stato per davvero, quando (nel 1994) partecipò al gioco televisivo di Mike Bongiorno “La ruota della fortuna”.

Ho visto molta finzione, molta “plastica”, nessuna spontaneità; sembrava che tutti stessero recitando una parte (chissà a quante prove si saranno sottoposti prima dello spettacolo), preoccupati più d’ogni altra cosa di “bucare lo schermo” più e meglio degli altri aspiranti alla parte, in una gara a chi la sparava più grossa pur di far scattare l’applauso del pubblico (Renzi è arrivato a promettere di formare un governo con soli dieci ministri).

Ci mancava solo l’applausometro, l’apparecchio col quale venivano giudicati i cantanti che partecipavano a “Settevoci”, il programma televisivo che nella seconda metà degli anni sessanta lanciò Pippo Baudo.

In realtà, una cosa è “bucare lo schermo”, un’altra è dire cose interessanti.

Per tutta la durata del confronto ho avuto la netta impressione che il principale obiettivo dei cinque concorrenti fosse quello di non far emergere le differenze tra gli uni e gli altri, di far vedere di andare d’accordo, di tranquillizzare l’elettore-spettatore.

In chiusura, lo spettacolo di ieri sera ha raggiunto il suo momento clou quando ai cinque concorrenti è stato chiesto d’indicare due nomi del loro pantheon.

Sentir dire ai due rappresentanti della sinistra italiana che i nomi del loro pantheon sono quello di un cardinale e quello di un papa ha fatto venir fuori, in un colpo solo, due dati: da un lato ha reso evidente quanto fosse finto lo spettacolo al quale si stava assistendo e dall’altro ha fatto vedere come ancora oggi la sinistra italiana senta il bisogno di essere accettata, di essere legittimata a guidare questo Paese.

Poco più di trent’anni fa Alberto Ronchey coniò il termine “fattore K” (dal russo Kommunizm); l’utilizzò, per la prima volta, il 30 marzo 1979, sul Corriere della Sera, per indicare la causa del mancato ricambio delle forze politiche che, dal dopoguerra, avevano guidato l’Italia: l’alternanza era impedita dalla presenza del partito comunista al quale, per ragioni di alleanze e di equilibri internazionali, non poteva essere consentito di arrivare al potere.

Mentre il “fattore K” non è più presente, continua invece ad esserlo quello che io chiamo il “fattore V”, l’impossibilità cioè di non tener conto della presenza nel nostro Paese del Vaticano, del potere condizionante della chiesa cattolica.

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Una Risposta to “A proposito del confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra”

  1. oliviagcom novembre 14, 2012 a 7:04 am #

    Mio caro blogger,
    non scambiare la chiesa gerarchica con la Chiesa.
    Avrei preferito un commento più mirato su i modelli che i candidati hanno indicato e una riflessione su come oggi stiano cambiando i punti di riferimento: ieri cavalieri inesistenti a braccetto con sedicenti preti, oggi gay cattolici e di sinistra. Ti assicuro che l’ossimoro è il primo esempio piuttosto del secondo.
    r.g.

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