A proposito delle scelte “rivoluzionarie” del nuovo presidente della regione siciliana

24 Nov

Dopo la nomina di Franco Battiato ad assessore al Turismo e Spettacolo, quella dell’ottantatreenne Antonino Zichichi ai Beni Culturali e quella di una ragazza di 29 anni alla Formazione dovrebbero rappresentare (?) due ulteriori segnali della “rivoluzione” promessa dal nuovo presidente della Regione siciliana.

Quello che sfugge in questa “rivoluzione” è il criterio adottato nella scelta degli assessori.

Certamente non è quello della competenza: quale competenza può infatti vantare il non più giovane Antonino Zichichi in materia di Beni Culturali? Davvero si vuol far credere che in Sicilia, luogo come pochi altri al mondo ricco di cultura, di arte, di storia, non ci sono seri specialisti della materia?

Altrettanto certamente non è il merito, né il riconoscimento dei risultati ottenuti  nella materia che questi nuovi assessori sono stati chiamati a gestire, né tanto meno dell’impegno dimostrato da questi nuovi “nominati” nel raggiungere tali risultati.

Che segnale (soprattutto nei confronti di quei giovani che affrontano lo studio con sacrificio e impegno) è quello di aver nominato alla guida della Formazione una ragazza che all’età di ventinove anni non ha ancora concluso il suo corso di studi? Non è forse questa una chiara dimostrazione d’inaffidabilità? Come fa a promuovere l’efficienza (parola di cui tutti si riempiono la bocca) una persona che non riesce a gestire in maniera efficiente la propria formazione? Quali sono i titoli di merito, quali i risultati ottenuti da questa nuova esponente della classe politica siciliana? Forse quello di fare politica da quando aveva 14 anni, quello cioè di essere una piccola “professionista” della politica?

Ho l’impressione che all’origine di alcune scelte (non soltanto di quelle sopra richiamate, ma anche di quelle che, oggi come in passato, vedono coinvolti, loro malgrado, parenti di vittime della mafia) ci sia innanzitutto l’esigenza di “fare scena”, di buttare fumo negli occhi di un’opinione pubblica sempre più facilmente suggestionabile, altro che rivoluzione culturale!

D’altra parte non è forse la Sicilia la terra dove l’apparenza è tutto?

La vera rivoluzione di cui c’è bisogno, in Sicilia come nel resto del Paese, sta nel ripristino della normalità; e la prima pietra di questa ricostruzione è proprio l’adozione del criterio della reale competenza nella scelta delle persone chiamate a gestire la cosa pubblica.

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