A proposito del richiamo al rispetto delle regole

4 Dic

Nelle ultime settimane non si è fatto altro che appellarsi al principio del rispetto delle regole. Le regole vanno rispettate, è stato detto, e soprattutto non si possono cambiare in corso d’opera.

Meno richiamato è stato un altro principio che, per importanza, dovrebbe precedere quello prima indicato: mi riferisco al principio per il quale le regole devono essere chiare, semplici e scritte in maniera tale da non creare dubbi, equivoci.

Ma in fondo non poteva che essere così, visto che l’Italia è il Paese delle procedure farraginose, delle regole incomprensibili, scritte proprio per creare equivoci.

Quello di cui invece non si è parlato affatto, quello che non è stato evidenziato, è che perché una gara sia una gara vera e non una farsa è necessario che tutti i partecipanti giochino ad armi pari.

Una competizione è seria solo se ad ogni concorrente sono garantite le stesse possibilità di vittoria.

Viceversa la partecipazione di alcuni concorrenti (quelli che risultano chiaramente non in grado di poter gareggiare alla pari con gli altri) si traduce soltanto in un puro atto formale, privo di concretezza, in un semplice atto di presenza.

Ripeto: prima ancora di parlare di rispetto delle regole occorre verificare la sussistenza della condizione che tutti i partecipanti ad una gara si trovino nelle stesse condizioni di partenza. Dopodiché si potrà dire: vinca il migliore.

Prendiamo per esempio il caso della corsa regina dell’atletica leggera, i cento metri.

Ovviamente i concorrenti devono rispettare (pena la squalifica) la regola secondo la quale, perché la partenza (e quindi la gara) sia valida, lo scatto dai blocchi di partenza non deve precedere lo sparo dello starter.

Ma prima ancora di applicare questa regola base bisogna verificare che tutti i blocchi di partenza siano posizionati lungo la stessa linea, perpendicolare alle corsie.

Sarebbe ovviamente inammissibile che il blocco di partenza di un atleta si trovasse più avanti degli altri; significherebbe dotarlo di un vantaggio irregolare.

Una tale corsa sarebbe falsata da un evidente vizio anche se tutti gli atleti rispettassero la regola di partire nello stesso istante, dopo lo sparo dello starter.

Consideriamo un altro caso, quello della boxe; perché un incontro sia regolare è necessario che il peso di entrambi i pugili si trovi all’interno di un intervallo ben definito. Solo dopo aver accertato la sussistenza di questa condizione (le operazioni di peso servono a questo) avrà senso richiamare i pugili al rispetto delle regole del combattimento (non colpire sotto la cintura, non colpire alle spalle, non colpire alla testa, ecc.).

Consentire che un pugile che pesa 100 chili combatta contro un pugile che pesa la metà e poi richiamare al rispetto delle regole è, con tutta evidenza, una farsa.

Dovrebbe pertanto essere chiaro a tutti che le recenti primarie del centrosinistra non erano affatto una gara a cinque, ma una semplice sfida a due, tra Renzi e Bersani.

Come si fa a sostenere che Puppato, Tabacci e Vendola avessero le stesse possibilità di vittoria di Bersani e di Renzi?

Vale sempre quello che Ramon Rojo dice a Joe nel film “Per un pugno di dollari”: Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.

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