Montanelli e il vaccino che non ha funzionato

11 Dic

Nel marzo 2001 Indro Montanelli rilasciò una famosa intervista alla Repubblica, nella quale, a proposito delle elezioni politiche che si sarebbero tenute due mesi dopo, disse (riferendosi a Berlusconi) queste parole: “Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene con un vaccino”.

Quindi, secondo Montanelli, il modo migliore per l’Italia di liberarsi dell’uomo di Arcore (che lo stesso giornalista, come direttore del Giornale, aveva avuto modo di conoscere molto bene) sarebbe stato quello di provarlo, di sottoporsi a questo “vaccino”.

Nella sua previsione Montanelli aveva però commesso un grave errore: non aveva tenuto conto che il popolo italiano (nonostante che avesse avuto modo di conoscerlo bene, nel corso della sua lunga carriera di giornalista) si sarebbe trovato molto bene col sistema di vita impersonato dall’uomo di Arcore, per il semplice motivo che i “valori” incarnati dal “cavaliere” erano, sono, ben radicati nel carattere degli abitanti di questo Paese.

Nel corso degli anni mi son sempre chiesto: che senso hanno i tanti, vuoti, retorici, inutili, richiami alla legalità, dal momento che vengono fatti in un Paese che vive di illegalità?

Che senso ha richiamare i principi dell’Etica in un Paese tra i più corrotti del mondo, in un Paese in cui il malaffare è talmente esteso da interessare anche le sue istituzioni centrali? (l’ultima conferma di quest’inquinamento viene dall’indagine sulla corruzione che riguarda il Ministero dell’Agricoltura, del quale è risultata inquinata quasi ogni attività).

Forse, considerata la storia millenaria di questo Paese, tenuto conto di quelli che sono i “poteri” che qui realmente contano, quelli che hanno più presa sul popolo italiano, è molto probabile che più successo di tanti inutili richiami l’avranno le parole pronunciate dal cardinale Bagnasco nell’intervista da lui recentemente rilasciata al Corriere della Sera, in particolare queste: “Ciò che lascia sbigottiti è l’irresponsabilità di quanti pensano a sistemarsi mentre la casa sta ancora bruciando“.

Bisogna infatti tener presente che quella che per molti italiani è stata una sventura, per altrettanti è stata una vera fortuna, alla quale non rinunceranno facilmente volentieri.

Come diceva Lao Tze, “Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla“.

Tutto dipende da quale lato si considera la faccenda.

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