Ma siamo sicuri che una corretta informazione comporti scelte positive per il Paese?

1 Gen

Secondo una delle più diffuse convinzioni, tra le cause all’origine del degrado della realtà politica del nostro Paese vi sarebbe il fatto che i cittadini italiani non dispongono di una corretta informazione.

E a questo proposito si è soliti citare una famosa frase di Luigi Einaudi, “conoscere per deliberare”, nella quale il famoso economista piemontese, diventato secondo presidente della Repubblica italiana, sintetizzava il concetto che una corretta informazione è il presupposto indispensabile per l’esercizio del diritto di voto.

Da qui il valore che viene comunemente dato al ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nella formazione dell’opinione pubblica e quindi l’importanza del controllo dei giornali e delle televisioni.

Ma davvero si può pensare che i cittadini italiani scelgano come scelgono solo perché non sono informati correttamente?

Ma davvero si può pensare che, solo se disponessero di informazioni corrette, i cittadini italiani indirizzerebbero le loro scelte verso persone di specchiata moralità, interessate unicamente al bene del Paese?

In realtà i cittadini scelgono innanzitutto in base ai loro personali interessi e poi in base alla loro natura, e quella degli italiani non è certo positiva, e su questo dato è inutile illudersi.

Se il Paese nel quale viviamo non fosse così ipocrita e sensibile alla retorica, non sarebbe così difficile attendersi dai suoi abitanti una doverosa presa d’atto del fatto che molti italiani sanno bene dove sta il male e dove sta il bene e nonostante ciò non esitano a scegliere il male, e questo semplicemente perché lo ritengono a loro più conveniente.

Ci sono poi quelli che vedono un collegamento tra il voto e il livello di scolarizzazione. Per costoro il basso livello della classe politica è da mettere in relazione al basso livello di scolarità della popolazione italiana.

Chi sostiene questa tesi evidentemente non ha presente quanti sono i lestofanti con laurea.

E per chi si crede che voti un lestofante?

Ma per quale motivo molti italiani si ostinano a voler essere quello che non sono e che non possono essere?

Tornando al mondo dell’informazione, ma come si fa a pensare che la RAI possa mai essere come la BBC, come si fa a pensare che possa mai esserci un’informazione autenticamente libera e indipendente in un Paese in cui è il potere (non solo quello politico) che controlla i mezzi di comunicazione di massa, e non il contrario?

Se solo fossimo un popolo un po’ meno con la testa tra le nuvole e un po’ più coi piedi per terra, un po’ meno abituato a fare programmi che assomigliano tanto a sogni irraggiungibili e un po’ più abituato a fare i conti con la realtà, ci renderemmo conto che non è proprio possibile non tener conto della nostra natura, della nostra cultura, in ultima analisi di quello che siamo.

Ogni popolo è il risultato di quello che è stato, della sua storia,  e quella italiana è quella che è.

Perché una cosa accada, miei cari lettori, non serve a nulla volerlo, se poi non ci sono le condizioni perché possa accadere.

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