A proposito della battuta di Grillo sui sindacati

21 Gen

Hanno suscitato notevole scalpore le parole sui sindacati pronunciate venerdì scorso a Brindisi da Beppe Grillo.

“Eliminiamoli, sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c’è più bisogno dei sindacati. Le aziende devono essere di chi lavora”, ha detto il leader del Movimento 5 Stelle.

Subito si sono levate parole di sdegno da parte dei rappresentanti dei maggiori sindacati italiani (quelli della cosiddetta “Triplice”), cui hanno fatto seguito quelle di alcuni politici.

Al di là delle parole “scandalose” pronunciate da Grillo, l’argomento toccato (l’effettiva utilità dei sindacati), anziché far scattare facili e prevedibili reazioni e far dividere, come al solito, i cittadini italiani in opposte fazioni, dovrebbe piuttosto far riflettere sulla reale efficacia del sindacato italiano, sulla sua capacità di tutelare per davvero gli interessi dei lavoratori e, più in generale, sull’effettiva realizzazione nel nostro Paese dei diritti e delle condizioni previste per i lavoratori dalla Costituzione.

E come si fa a verificare l’efficacia di uno strumento? Si prendono in esame le sue funzioni, quello cioè a cui dovrebbe servire, e poi si va a vedere se i risultati che si ottengono utilizzandolo sono in linea con quelli previsti. Quanto più i risultati si dimostreranno inferiori a quelli attesi tanto più inefficace, e quindi inutile, inadatto allo scopo, risulterà lo strumento.

Ma, come si sa, in Italia manca del tutto l’abitudine di fare i conti con la realtà, qui da noi si discute sempre prescindendo dai fatti, per cui risulta molto difficile poter affrontare i problemi in modo logico, razionale.

Occorre poi tener conto del fatto che molto spesso chi, in questo Paese, si presenta come innovatore, parte comunque dal presupposto che il tanto invocato cambiamento (di cui pure si dice portatore) non debba mai intaccare i propri interessi; in Italia si dà per scontato che alcuni settori siano da considerarsi esentati da qualsiasi cambiamento.

Si tratta del tipico atteggiamento nimby (“not in my back yard”, vale a dire “non nel mio cortile”).

Se, per esempio, a proposito dell’effettiva utilità dei sindacati italiani, si tenesse conto di quelle che sono le reali condizioni di lavoro di chi svolge attività lavorativa in questo Paese, risulterebbe evidente a tutti come sia semplicemente assurdo sostenere che i sindacati (a parte rare eccezioni) svolgano efficacemente la funzione di salvaguardia dei diritti di chi lavora: come i fatti dimostrano chiaramente, in Italia i diritti dei lavoratori sono da tempo sempre di più privi di un’effettiva tutela.

Chi ha tutelato in tutti questi anni i diritti dei lavoratori Fiat? E quelli dei lavoratori Ilva?

E chi tutela i diritti di chi lavora nei cantieri edili, dove il lavoro irregolare è di casa?

Perché, oltre ad attaccare Beppe Grillo, non ci si rende conto del fatto che più che preoccuparsi di garantire la dignità dei lavoratori, i sindacati italiani sono, da anni, impegnati a svolgere un ruolo di fiancheggiamento dei partiti politici?

Perché, oltre a scandalizzarsi delle parole di Beppe Grillo, non si dice che i sindacati italiani rappresentano una delle più potenti caste che, oltre a curare più i propri interessi che non quelli dei lavoratori, impediscono che in questo Paese avvengano quei cambiamenti che servirebbero a renderlo più civile?

Con quale efficacia i sindacati italiani hanno curato gli interessi dei lavoratori dell’industria, visto che lo stipendio di un operaio medio italiano è di gran lunga inferiore a quello di un pari grado tedesco?

E come mai nessun governo di questo Paese ha mai provato davvero ad eliminare le cause all’origine della grande differenza che esiste tra quanto costa un lavoratore e quanto entra nelle sue tasche a fine mese?

Forse perché nessuno in questo Paese (anche chi parla di “cambiamento”) vuole davvero smantellare quel sistema parassitario che ha il potere di mantenere in vita i propri privilegi, infischiandosene del fatto che così facendo non fa che danneggiare tanto i datori di lavoro quanto i lavoratori.

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