E se si cominciasse col rendere semplice un banale rinnovo di patente?

23 Gen

Trent’anni fa Umberto Eco scrisse un esilarante articolo sull’avventura che aveva vissuto per riuscire ad ottenere un duplicato della sua patente di guida (che gli era stata rubata, o che aveva smarrito, durante un soggiorno all’estero).

Quell’articolo, che allora mi aveva fatto tanto sorridere, mi è tornato in mente in questi ultimi mesi, nei quali anch’io ho avuto a che fare con quell’infernale macchina burocratica che si occupa delle patenti degli italiani.

All’inizio di giugno dello scorso anno, in prossimità della scadenza di validità della mia patente, mi sono recato in un ufficio Aci per provvedere al suo rinnovo; dopo aver compilato un modulo, superato la visita medica e pagato quanto dovuto, mi è stato rilasciato un certificato, nel quale si confermava la validità della mia patente.

Questo certificato era destinato (in teoria!) ad essere utilizzato solo per un breve periodo di tempo, in attesa che mi arrivasse a casa il tagliando adesivo da applicare sulla patente, rendendola così ancora valida.

Da parte del personale Aci mi era stato detto che il tagliando sarebbe arrivato nella cassetta della posta (questi “bollini” vengono infatti spediti con la posta ordinaria) nel giro di un paio di mesi e comunque di farmi vivo con loro se, passata l’estate, non fosse ancora arrivato.

Ad ottobre, non avendo ricevuto nulla, ho contattato l’ufficio Aci che aveva istruito la mia pratica e la persona che mi ha risposto, preso nota del ritardo, mi ha assicurato che si sarebbe interessata con la Motorizzazione di Roma per sollecitare l’invio del fatidico tagliando; mi ha anche detto che non dovevo considerare il ritardo così strano (come invece a me sembrava).

Inoltre, ritenendo possibile che la causa del ritardo fosse dovuta alla perdita negli uffici del Ministero dei trasporti dei documenti che gli avevano spedito a giugno (nei quali si confermava a quel Ministero la validità della mia patente), mi hanno detto che avrebbero trasmesso a Roma una fotocopia del certificato che mi avevano consegnato a giugno, con gli estremi della mia pratica.

Dopo aver atteso invano per un altro mese, mi sono nuovamente rivolto all’Aci, ottenendo la stessa risposta, assieme ad un invito ad avere un po’ di pazienza.

A dicembre, poco prima delle festività natalizie, stessa storia: ennesimo sollecito ed ennesimo invito ad avere pazienza.

L’ultima tappa di questa storia è di ieri: questa volta ho provveduto io stesso a comporre il numero verde della Motorizzazione. Dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, sono finalmente riuscito a mettermi in contatto con un operatore. Questi, molto serenamente, mi ha fatto presente che gli uffici di Roma sono molto indietro col lavoro e che pertanto devo ancora pazientare per un po’ di tempo (almeno un altro mese) per avere il piacere di ricevere a casa il magico tagliando.

Ora, come dimostra il mio caso (in oltre sette mesi l’apparato dello Stato non è stato in grado di produrre un banalissimo tagliando), appare chiaro che, nonostante i trent’anni passati dall’avventura di Umberto Eco, l’efficienza della macchina burocratica che gestisce le patenti degli italiani è rimasta quella di allora.

Ma com’è possibile che nell’era di Internet non si possa ottenere “in tempo reale”, una volta inseriti in un sistema tutti i dati necessari, una nuova patente (come avviene, per esempio, col rinnovo della carta d’identità)?

A tutti quelli che si presentano alle prossime elezioni vorrei far presente una cosa semplice: ad un normale cittadino italiano (ce ne sono ancora) quello che sta maggiormente a cuore non è tanto andare a votare con un sistema maggioritario (a turno unico o doppio), con un sistema proporzionale (con o senza sbarramento), bipartitico, bipolare,  multipartitico, alla francese, all’inglese, alla tedesca, alle persone normali interessa piuttosto poter usufruire di servizi degni di un Paese civile, soprattutto se si pagano così tante tasse.

Come, per esempio, non dover aspettare più di otto mesi per ottenere un banale “bollino” che confermi la validità di una patente.

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