A proposito della vicenda del Monte dei Paschi di Siena

28 Gen

Il Monte dei Paschi di Siena, vale a dire la più antica banca italiana e quello che oggi rappresenta il terzo gruppo bancario del Paese, è in serie difficoltà, praticamente sull’orlo del fallimento.

Per salvarlo si è dovuto muovere lo Stato, che gli ha prestato la considerevole somma di 3,9 miliardi di euro (2 ad opera del governo precedente, 1,9 ad opera di quello attuale).

Il Monte dei Paschi di Siena si è venuto a trovare in questa condizione innanzitutto per i comportamenti della propria direzione ma certamente anche per la complicità della Fondazione, che ha (aveva) proprio il compito di controllare la banca.

In particolare, la crisi dell’Mps nasce a seguito dell’operazione (avallata dal suo controllore) di acquisto della Banca Antonveneta, pagata agli spagnoli di Santander 9,5 miliardi di euro (quando, solo pochi mesi prima, gli stessi spagnoli l’avevano pagata 6 miliardi, e questo senza che questa strana differenza di prezzo allarmasse più di tanto chi avrebbe dovuto allarmare).

Al di là della reale capacità dell’Mps di restituire il prestito, resta il fatto che, per l’ennesima volta, la comunità si è dovuta far carico d’intervenire in soccorso di un’azienda privata che si è messa nei guai per le scelte del proprio management.

Ma perché, mi chiedo, è così difficile lasciare fallire una banca, a differenza di quel che avviene con le altre tipologie di aziende?

A chi dice che anche le banche devono essere lasciate fallire (come succede per tutte le altre imprese) si risponde di solito dicendo che non è giusto che ad andarci di mezzo siano i cittadini correntisti incolpevoli.

Ma i cittadini correntisti di Siena non sono anche cittadini elettori?

E se la loro banca (nessuna banca è così intimamente legata al suo territorio come l’Mps) va in malora per precise responsabilità della classe politica di cui è da sempre diretta emanazione (i componenti della Fondazione Mps sono nominati dalla politica locale), non è forse anche responsabilità dei cittadini elettori di cui quella classe politica è espressione?

Ma perché in questo Paese chi è responsabile non paga mai pegno? Perché a pagare deve essere sempre la generalità dei cittadini?

In ogni caso, dal momento che chi comanda in un’azienda è chi ci mette i soldi, una banca che viene salvata dallo Stato dovrebbe essere di proprietà di quest’ultimo.

La vicenda del Monte dei Paschi di Siena dimostra quanta possibilità ci sia di vedere riconosciuto il merito, le competenze, in un Paese in cui a presiedere la terza banca nazionale (e successivamente a guidare l’associazione di settore del mondo bancario e finanziario) viene nominato un semplice avvocato. Semplicemente nessuna.

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Una Risposta to “A proposito della vicenda del Monte dei Paschi di Siena”

  1. Laura gennaio 28, 2013 a 2:57 pm #

    Concordo, seppur con tristezza. Il Monte dei Paschi è un esempio lampante del malcostume sia italiano, sia tipico senese (la mentalità massonica e contradaiola).

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