L’incapacità di cambiare rende prigionieri

11 Mar

Dalle ultime elezioni sono già passate due settimane e ancora oggi non solo non c’è un nuovo governo (ma allora per quale motivo si va a votare?) ma c’è anche una non trascurabile probabilità che gli italiani vengano chiamati a breve ad andare a votare una seconda volta, e questo senza che vi sia alcuna garanzia che l’ulteriore voto risulti meno inutile di quello appena espresso.

A proposito poi dei risultati di queste ultime elezioni, c’è da notare (con tanta amarezza ma senza stupore) come la maggior parte dei politici e degli osservatori italiani dimostri di non essere in grado d’interpretare correttamente il segnale lanciato quindici giorni fa.

Soprattutto, quello di cui non ci si rende conto è il fatto che i voti andati al Movimento 5 Stelle (8.689.458 alla Camera e 7.285.850 al Senato) non rappresentano né una parte ben definita della popolazione italiana né tanto meno una parte del territorio nazionale (tra le tante stupidaggini che si sono sentite in giro spicca quella che paragona il Movimento 5 Stelle alla Lega Nord) e questa non omogeneità è proprio una delle principali ragioni che stanno alla base delle difficoltà di interpretare il segnale del 24 e 25 febbraio.

A proposito delle difficoltà che vedo nel decifrare quello che è accaduto e, soprattutto, nel capire cosa bisogna fare per uscire da questa impasse nella quale ci troviamo, mi viene in mente la fissità funzionale, quella particolare situazione psicologica che impedisce di risolvere un problema se non si è in grado di ragionare uscendo da certi schemi, da certi vincoli, inesistenti nella realtà ma non nella nostra testa (i vincoli più forti sono proprio quelli che ci imponiamo da soli).

Ma quello che ritengo sia l’errore più grave, più pericoloso (errore che, se commesso anche dai componenti del Movimento 5 Stelle potrebbe risultare a questo fatale) è quello di dare per scontato che chi ha votato per il Movimento di Beppe Grillo possa essere considerato, semplicemente per questo fatto, totalmente d’accordo col programma politico del Movimento, col suo leader.

In realtà, la verità (che come spesso accade è molto semplice, basta avere occhi aperti per vederla) è che una parte considerevole dei voti andati al Movimento 5 Stelle sono voti espressi da persone che, da tanto tempo, sono alla ricerca di un reale cambiamento dello stato delle cose nella vita pubblica italiana e che vedono nel Movimento uno strumento capace di attuarlo.

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