Il problema non sta nel puparo ma in quelli che accettano di fare i pupi

4 Apr

Ieri, per l’ennesima volta, Beppe Grillo è intervenuto sul suo blog per sconfessare uno dei suoi; in quest’ultimo caso si trattava di Vito Crimi, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato.

Al di là della fondatezza e della condivisibilità dei motivi per i quali Beppe Grillo si sente sempre in dovere d’intervenire per richiamare i suoi seguaci al rispetto delle regole che gli stessi, liberamente e consapevolmente, hanno accettato nel momento in cui hanno deciso di aderire al Movimento 5 Stelle, devo dire che questi richiami pubblici non appena qualcuno “sgarra”, queste sconfessioni di persone alle quali è stato per di più affidato l’incarico di rappresentare nelle sedi istituzionali il Movimento, suscitano tanta tristezza: che pena vedere come tanti ragazzi e tante ragazze abbiano accettato di far parte di una comunità vissuta e gestita come se si trattasse di una setta religiosa.

Che tristezza vedere delle persone adulte accettare passivamente, senza reagire, di farsi umiliare, di farsi trattare da bambini, pur se a trattarli in questo modo è chi ha comunque dato loro la possibilità (a loro, in gran parte persone banali) di diventare dall’oggi al domani persone “famose”, per di più senza poter vantare alcun merito, a parte quello di saper utilizzare la tastiera di un pc.

Drogati dal web, succubi dell’illusione di un potere derivante unicamente dalla padronanza di banali tecniche, queste persone non si rendono conto dell’enorme distanza che separa il volere una cosa dall’ottenerla, della necessità di dover creare preventivamente le condizioni favorevoli perché possano accadere i fatti desiderati, della difficoltà della strada che occorre percorrere, passo dopo passo, per raggiungere gli obiettivi.

Beppe Grillo non fa che richiamare i suoi al rispetto delle regole del loro Movimento, ma prima ancora di queste ne esistono delle altre, di portata più generale, che occorre rispettare da parte di chi ha deciso d’impegnarsi nella vita politica italiana: sono le regole della democrazia parlamentare.

Un conto, per esempio, è rifiutarsi di fare accordi con chi si ritiene tenda a cooptare, altra cosa è rifiutare qualunque tipo di confronto (senza poi tener conto del fatto che fare accordi non significa necessariamente fare accordi al ribasso: si possono fare accordi, se se ne è capaci, al rialzo).

Rifiutare a priori qualunque tipo di confronto vuol dire che, anziché contribuire a costruire qualcosa di nuovo, anziché incidere nelle decisioni strategiche, anziché “spingere” ad adottare misure in linea con quelle del proprio programma, si sceglie di restare isolati, così sprecando il potere derivante dai voti presi alle ultime elezioni, voti che, se non utilizzati, andranno certamente da qualche altra parte.

La nomina di Laura Boldrini a Presidente della Camera e di Pietro Grasso a Presidente del Senato non sono forse il frutto del “potere” del M5S, “potere” che ha costretto Bersani a cambiare in fretta e furia i propri originari candidati (quelli sì espressione della “casta”)?

Chi accetta di agire in maniera meccanica, quale semplice esecutore di una volontà esterna, accetta di fare la parte dei pupi (dal latino pupus: bambino), incapaci di vita propria, dipendenti da un puparo che li manovri.

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