La libertà di stampa è un concetto che i politici italiani non considerano

10 Apr

In un articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera viene riportata la notizia di una dichiarazione rilasciata in un verbale due mesi fa da parte dell’architetto Roberto Sarno, secondo il quale nel 2005 l’allora presidente della Provincia di Milano Filippo Penati sarebbe stato indotto da Massimo D’Alema a pagare, per l’acquisto di azioni della società autostradale “Milano-Serravalle”, un prezzo oneroso.

Alla pubblicazione di questa notizia D’Alema ha prontamente risposto diramando un comunicato nel quale, dopo aver affermato la totale infondatezza di quanto riportato dal quotidiano milanese, ha annunciato una querela per calunnia.

Al di là del merito della vicenda, quello che mi ha colpito, nel comunicato di D’Alema, sono le seguenti parole: “Nel rilevare che tutta la ricostruzione della vicenda è stata già smentita da Penati, ovvero colui che avrebbe riferito quelle evidenti sciocchezze all’architetto Sarno, mi sconcerta il fatto che i due giornalisti del Corriere della Sera non abbiano avvertito l’esigenza di chiedere la mia versione prima di dare diffusione a dichiarazioni inventate di sana pianta, pubblicandole con straordinario e immotivato risalto“.

Queste parole la dicono lunga sul concetto che certi personaggi politici italiani hanno della libertà di stampa.

La “cultura” di cui sono intrisi impedisce loro di vedere la differenza che c’è tra la funzione di un giornalista e quella di un magistrato: il primo ha il compito di riportare le notizie di cui viene a conoscenza, il secondo ha quello di accertare le responsabilità di reati, ove ne venga a conoscenza.

Riportare una notizia (in questo caso l’esistenza di un verbale nel quale sono contenute alcune dichiarazioni) non vuol dire sostenere che i fatti in essa riportati sono veri, significa semplicemente informare sull’esistenza di una notizia.

Se un giornalista viene in possesso di una lettera nella quale è scritto che il giorno tale all’ora tale nel luogo tale ci sarà un attentato contro il personaggio tale, questo non vuol dire che quel fatto accadrà effettivamente, ma non per questo la notizia non esiste e non va pubblicata.

Dovrebbe essere del tutto evidente che i fatti riportati in una notizia possono rivelarsi falsi (anche se la notizia era vera), ma questo non può voler dire ridurre le notizie a certificati ufficiali.

Quanto poi allo sconcerto manifestato da D’Alema nel non essere stato sentito dai due giornalisti del Corriere della Sera prima della pubblicazione delle dichiarazioni rilasciate dall’architetto Sarno, ve li immaginate Bob Woodward e Carl Bernstein accusati di non aver chiesto a Nixon la sua versione dei fatti prima di pubblicare la loro inchiesta sullo scandalo “Watergate”?

La libertà di stampa in questo Paese è proprio come “il mare d’inverno” di Enrico Ruggeri, “un concetto che il pensiero non considera”.

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