L’impossibile rapporto di Renzi con la classe dirigente del PD

16 Apr

Soltanto chi si rifiuta di vedere la realtà che gli sta di fronte può stupirsi di una delle più evidenti incongruenze che da qualche anno a questa parte fa discutere gli osservatori della politica italiana.

Si tratta del problematico rapporto tra Matteo Renzi e la classe dirigente del PD.

Le ultime dichiarazioni del sindaco di Firenze, che hanno riguardato Anna Finocchiaro e Franco Marini, vale a dire due tra i più tipici esponenti della nomenklatura del suo partito, perfetto simbolo del cattocomunismo, hanno reso ancora più evidente l’estraneità del “rottamatore” rispetto al “cuore” del PD.

Ma in effetti, a pensarci bene, cos’ha in comune uno come Matteo Renzi, uno che quando parla usa un linguaggio chiaro, soprattutto uno che vuole vincere (e che per questo parla anche con chi sta fuori dalla sua “chiesa”), con la classe dirigente del PD, formata per la stragrande maggioranza da persone che non gradiscono fare vera opposizione, da persone che hanno una profonda paura di proporre una vera alternativa (perché sanno che così facendo verrebbero relegati all’angolo), da persone che in fondo hanno paura di vincere?

Il difficile rapporto tra Renzi e la classe dirigente del PD non ha fatto altro che rendere ancora più evidente quello che in realtà era ben chiaro già da tanto tempo, vale a dire quello che è il vero limite di questo strano partito, limite che sta tutto nel suo dna, nella sua pretesa di volere essere qualcosa che non era possibile che esistesse (un po’ come la pretesa di voler fare stare insieme l’acqua e l’olio).

Il progetto di far nascere un nuovo partito dalla fusione di due realtà culturalmente così diverse come il DS e la Margherita non poteva che dimostrarsi un semplice esperimento di laboratorio.

Il PD, semplicemente, ha dimostrato di essere soltanto una sigla, privo com’è sempre stato di una vera, riconoscibile, identità e si è così rivelato per quello che non poteva non essere, un progetto destinato al fallimento.

Ma quello che, più di ogni altra cosa, Matteo Renzi ha reso evidente a tutti è che il PD, al di là delle chiacchiere, al di là di programmi pieni di vuota retorica, è in realtà un partito incapace di attuare il tanto evocato cambiamento, prigioniero com’è di ferree logiche conservatrici, attente solo a mantenere lo status quo.

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