Ma come si fa a valutare positivamente la rielezione di Napolitano?

21 Apr

Semplicemente sconcertante.

Questo è il commento che andrebbe espresso a proposito della rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica.

Altro che le tonnellate di insopportabile retorica che già da ieri sera si stanno riversando sugli italiani!

Al di là dell’anomalia di questo secondo mandato, la cui possibilità era stata più volte chiaramente esclusa dallo stesso interessato, ma come si fa a compiacersi del fatto che si sia dovuto implorare un signore di ottantotto anni (!), supplicandolo in ginocchio di accettare per una seconda volta un incarico così impegnativo come quello di Presidente della Repubblica, per giunta poi in un momento così importante come questo?

Non si dovrebbe, tanto per cominciare, essere fortemente preoccupati da un primo significato di questa notizia, trattandosi della migliore conferma del fatto che in questo Paese usare la parola “cambiamento” significa prendere per i fondelli le persone?

E non ci si dovrebbe poi indignare di essere di fronte all’ennesima, lampante, prova dell’assoluta inutilità dei partiti italiani, della loro totale estraneità rispetto ai problemi degli italiani, dell’evidente conferma di quanto sia falso pensare di vivere in una democrazia rappresentativa?

Se poi si passa a considerare quel che ha fatto Napolitano nei suoi primi sette anni di Presidente della Repubblica, come si fa a non tener conto delle leggi-vergogna da lui promulgate?

Come si fa a dimenticare che molte di queste leggi sono state considerate anticostituzionali (alla faccia della sua pretesa figura di garante dei principi della Costituzione)?

Come si fa a dimenticare il fatto che a fine 2011, davanti alla caduta del governo Berlusconi, anziché sciogliere le Camere e far votare gli italiani, ha inventato un governo tra i più autoreferenziali della storia italiana, artefice tra l’altro della scandalosa vicenda degli esodati?

Come si fa poi a dimenticare la polemica sollevata nei confronti della Procura di Palermo?

E come non considerare la perla che ci ha regalato a coronamento del suo primo settennato, l’idea di nominare dieci cosiddetti saggi?

Richiamando proprio questa sua ultima operazione, di una inutilità assoluta, finalizzata com’era solo a prendere tempo, Napolitano ha confermato di essere stato, nei fatti, un garante dell’interesse dei partiti, vale a dire dell’interesse solo di una minima parte (per di più indecente) di italiani.

Altro che garantire, in nome di tutti i cittadini, il rispetto dei principi sanciti nella nostra Costituzione, buona solo da citare nei tanti discorsi ufficiali, ma evidentemente troppo difficile da applicare!

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