Il voto degli elettori non può essere considerato un assegno in bianco

1 Mag

Una delle più recenti polemiche innescate da Beppe Grillo ha riguardato il cosiddetto “vincolo di mandato” dei parlamentari italiani.

Dopo il forte richiamo col quale Grillo ha ricordato ai deputati ed ai senatori del Movimento 5 Stelle il loro dovere di rispettare in pieno, nel lavoro alla Camera ed al Senato, il programma da tutti loro liberamente sottoscritto, da tante parti si sono subito levate indignate grida di protesta in nome dell’autonomia dei parlamentari.

Gli indignati (e molto interessati) difensori dell’autonomia dei “rappresentanti del popolo” hanno ricordato a Beppe Grillo il contenuto dell’articolo 67 della nostra Costituzione, secondo il quale “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“.

Nessun parlamentare può cioè essere considerato un mero esecutore della volontà altrui, un semplice strumento a disposizione del capo di un partito.

Relativamente al delicato rapporto tra delegato-eletto e delegante-elettore sono però dell’avviso che tra la posizione di Beppe Grillo (che vorrebbe introdurre il vincolo di mandato per i delegati-eletti) e il principio fissato dall’art. 67 della nostra Costituzione (nel quale viene sancita l’autonomia dei parlamentari) debba trovare spazio una posizione che introduca nella nostra Carta il principio secondo il quale chi ottiene il voto degli elettori non può comportarsi in modo diametralmente opposto a quello indicato nella promessa sulla base della quale ha richiesto e ottenuto quel voto, pena la decadenza del mandato di rappresentanza.

Se infatti è certamente chiaro che quello tra elettore ed eletto non è un normale rapporto contrattuale, dovrebbe essere altrettanto chiaro che il comportamento degli eletti non può andare in senso opposto alla volontà espressa dagli elettori che si rappresentano.

L’esigenza di aggiornare a tal fine la nostra Costituzione è resa ancora più evidente dal recente comportamento del PD, un autentico scandalo, un’incredibile anomalia mai verificatasi prima.

Dopo aver condotto la sua campagna elettorale sulla linea di una netta alternativa al PdL (“mai al governo col partito di Berlusconi”), il PD ha utilizzato i voti ottenuti sulla base di quell’impegno per mettere in atto un comportamento esattamente opposto a quello che gli aveva fatto ottenere quei voti.

Quanti dei voti ottenuti dal PD mancherebbero all’appello se in campagna elettorale i dirigenti di questo partito avessero detto a quelli ai quali chiedevano il voto che questo sarebbe stato poi utilizzato per poter dar vita ad un governo col PdL di Berlusconi?

Qui non è in discussione la legittimità della nascita del nuovo governo, qui è in gioco l’essenza stessa della democrazia.

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Una Risposta to “Il voto degli elettori non può essere considerato un assegno in bianco”

  1. Laura maggio 1, 2013 a 8:50 pm #

    Condivido completamente. Anche il passaggio sul Pd, che ha davvero preso in giro molti dei suoi elettori.

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