Viviamo in un sistema in cui gli interessi di pochi determinano il malessere di tanti

3 Mag

La politica di un Paese serio non dovrebbe ignorare i fatti, anzi dovrebbe a questi fare sempre riferimento, da questi prendere spunto.

Purtroppo viviamo in una società che sempre più tenacemente si ostina a non tener conto dei segnali che provengono dal mondo reale, tesa com’è ad imporci di vivere in un mondo virtuale, completamente distaccato da quello dei fatti concreti, che proprio per questo cerca in tutti i modi d’ignorare.

Un classico esempio di questo continuo tentativo di nascondere la realtà, d’ignorarla, di non tenerne conto, è rappresentato dal modo col quale viene affrontato il fenomeno che da anni sta mettendo in crisi il modello di vita di una parte considerevole del mondo.

Come è noto si tratta di una crisi che, contrariamente a quello che si vorrebbe far credere, solo in parte riguarda l’economia, essendo ormai sempre più evidente che ad essere entrato in tilt è un certo sistema di vita, del cui cattivo stato di salute la crisi economica è solo un sintomo.

Ed è proprio al profondo male di cui soffre questo sistema di vita che la politica dovrebbe far fronte, se solo ci fosse ancora una politica degna di questo nome.

Noto a tal riguardo come si presti poca attenzione al fatto che, davanti ai continui richiami ai rapporti “debito/PIL” e “deficit/PIL”, si continui a tentare di far passare il concetto (dietro il generico invito a tagliare le spese) che la strada maestra da percorrere sia quella che prevede il ridimensionamento del modello di Stato sociale comunemente indicato col termine welfare (modello per il quale sarebbe più corretto usare il termine “benessere sociale”), di quel modello cioè che caratterizza una società che voglia definirsi civile.

A questo proposito credo che, prima ancora di continuare nel comodo errore d’ignorare che negli anni la spesa sociale è degenerata, nel totale disinteresse generale, in spesa assistenziale (le due andrebbero invece tenute nettamente distinte), prima ancora di mettersi a ragionare su quali spese ridurre (o eliminare), si dovrebbe tener conto delle incredibili inefficienze della gestione della spesa pubblica di questo Paese: non solo si spende male, ma si spende troppo per cose inutili e troppo poco per cose realmente utili (per esempio per investimenti razionali).

La cosa singolare è che a soffrire maggiormente della crisi non sono affatto coloro che con le loro scelte scellerate hanno prodotto i guasti coi quali abbiamo a che fare o quelli che continuano a beneficiare delle tante inefficienze che caratterizzano la spesa pubblica italiana ma, per la stragrande maggioranza, a soffrire di più sono coloro che hanno subito e continuano a subire le conseguenze di quelle scelte scellerate.

La cosa poi assume carattere di autentica assurdità se si riflette sul fatto che a determinare le scelte che mirano a perpetuare nel tempo le condizioni che sono all’origine della crisi sono persone che vivono al di fuori del mondo che subisce le conseguenze di queste scelte.

Il dato sconcertante della faccenda è che i sacrifici vengano imposti da chi ne è esente (o meno coinvolto).

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