A proposito della tragedia del 7 maggio nel porto di Genova

9 Mag

L’incredibile tragedia accaduta la sera del 7 maggio all’interno del porto di Genova dovrebbe far capire a tutti (soprattutto a quelli che preferiscono “stare fuori”) quanto sia importante che all’interno dei luoghi dove vengono prese decisioni che condizionano la vita dei cittadini (e che a volte ne determinano la morte) ci siano persone in grado di guardare al di là del proprio naso, capaci di ragionare con la propria testa, libere da condizionamenti e soprattutto esterne al consolidato sistema degli affari di questo Paese.

Ovviamente, essere all’interno delle istituzioni (parlamento nazionale, consiglio regionale, consiglio comunale) non è una condizione sufficiente perché fatti come quello di martedì scorso non accadano, ma è certamente necessaria (a tal proposito, credo che in questo Paese di parolai la distinzione tra “condizione necessaria” e “condizione sufficiente” sia una distinzione assai poco chiara e che molte delle cause dell’eterno “girare a vuoto” al quale da tempo assistiamo nascano proprio da questa grave confusione).

Stare “fuori dal sistema”, e quindi non essere nelle condizioni di prendere decisioni, o d’incidere nella loro formazione, è assolutamente inutile, non serve a niente, anche se le idee che si propugnano sono le migliori di questo mondo.

Quello che ho fatto nel corso della mia carriera lavorativa l’ho potuto fare non perché avessi bene in mente cos’era giusto fare ma perché ho occupato posizioni di responsabilità che mi hanno consentito di fare quello che sapevo che era giusto fare.

Limitare l’uso delle auto private nei centri delle città, promuovere la raccolta differenziata dei rifiuti, arrestare la cementificazione del territorio, eliminare gli enormi sprechi che caratterizzano le nostre pubbliche amministrazioni (solo per fare alcuni esempi di scelte coerenti con un diverso e più intelligente stile di vita) sono tutte idee che devono tradursi in precisi atti di natura amministrativa, ed è dagli atti che compiono (o che non compiono) che si giudicano i cosiddetti rappresentanti del popolo.

Il recente, incredibile, disastro verificatosi nel porto di Genova conferma quanto sia necessario far parte delle istituzioni, cosa voglia dire trovarsi nelle condizioni di prendere decisioni utili (o di non farne prendere di insensate).

Occorreva che attorno al tavolo delle decisioni, quando si è avallato il progetto che prevedeva che la torre di controllo del porto fosse costruita in quel punto, proprio lì, sull’orlo della banchina, fossero presenti, avendone titolo, anche persone portatrici di buon senso, esterne al solito sistema di potere.

In quell’occasione questi portatori di buon senso e di nessun interesse (se non quello generale) avrebbero, per esempio, avuto la possibilità di chiedere ai progettisti della torre di controllo, visto che la manovra effettuata dalla Jolly Nero la sera del 7 maggio era, come affermato dalla compagnia alla quale la nave appartiene,  “un’usuale manovra di uscita dal Porto nel previsto bacino di evoluzione che anche le navi della Linea Messina, assistite, come nel caso della Jolly Nero, dai rimorchiatori e con il pilota a bordo, compiono con regolare frequenza” e visto che, nonostante ciò, il progetto prevedeva di collocare la torre proprio a filo della banchina, se fosse stata verificata la capacità di quella struttura di resistere all’urto di navi da 40.000 tonnellate, con velocità di 3,5 nodi (quella della Jolly Nero al momento dell’impatto).

Ovviamente, in caso di risposta non soddisfacente, quei portatori di buon senso avrebbero dovuto votare contro quella scelta progettuale ed informare tutta la comunità, nel caso di una decisione che non avesse tenuto conto delle loro osservazioni, delle conseguenze che da quella situazione sarebbero potute derivare.

Credo infatti che la prima, evidente, responsabilità di quanto accaduto al molo Giano di Genova la sera del 7 maggio sia da individuare nel non aver preso in considerazione le conseguenze della scelta di costruire quella torre proprio a filo della banchina.

E non mi stupirei affatto se tra quanti in questi giorni hanno espresso cordoglio e incredulità per quello che è successo dovessero esserci anche quelli che hanno consentito che si costruisse a filo della banchina quella torre di controllo.

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