A proposito dei funerali di Don Gallo

26 Mag

Sabato scorso, nella chiesa del Carmine di Genova, si sono svolti i funerali di Don Andrea Gallo, prete scomodo per antonomasia.

Il discorso tenuto per l’occasione dal cardinale Bagnasco non poteva evidenziare meglio, sia per i toni usati (piatti, burocratici) che per i contenuti (banali, con un riferimento quanto meno inopportuno, se non provocatorio, al cardinale Siri, che proprio dalla chiesa del Carmine, nel 1970, aveva cacciato Don Gallo, allora vice parroco di quella parrocchia), la distanza siderale che, non da oggi, separa la classe dirigente della Chiesa, istituzione gerarchica come nessun’altra, da alcuni sacerdoti che pure fanno parte della stessa composita comunità.

Molti osservatori, nel commentare quel che è accaduto sabato mattina all’interno della chiesa del Carmine, hanno rimarcato, quale segno della separazione tra l’istituzione Chiesa e il mondo reale (quanto meno di una sua parte), l’evidente incongruenza tra l’ordinarietà del discorso pronunciato dal cardinale e la straordinarietà dell’evento che si stava vivendo in quei momenti in quel luogo, per di più fortemente simbolico.

Questi osservatori, che nella loro superficialità hanno parlato di due chiese , non si rendono conto del fatto che il cardinale di Genova (anche capo dei vescovi italiani) e il prete fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto appartengono alla stessa comunità, alla stessa chiesa.

Anche se appaiono come due realtà diverse, in realtà il cardinale e il prete rappresentano due mondi strettamente interdipendenti.

Se non fosse stato prete, se non avesse fatto parte della chiesa, della stessa chiesa dei cardinali Siri e Bagnasco, Don Gallo non avrebbe potuto fare il bene che ha fatto, non avrebbe potuto dare un nome a chi un nome non l’aveva (a conferma del fatto che per poter contribuire a cambiare una realtà bisogna farne parte, standone al di fuori non si combina nulla).

Allo stesso modo, se non fosse per preti come Don Gallo, la Chiesa non potrebbe continuare ad esercitare il proprio potere (e questo la Chiesa lo sa bene).

Il potere millenario della Chiesa si fonda infatti sul fatto che da una parte una grande quantità di esseri umani, soprattutto (ma non solo) quelli che soffrono, quelli che nella società occupano i gradini più bassi della scala sociale, ha bisogno di essere aiutata, di essere ascoltata, di sentirsi amata, di sentire qualcuno accanto e che dall’altra al suo interno ci sono anche persone come Don Gallo, Don Ciotti, Don Puglisi, Don Milani, che possiedono la capacità, il dono, di rispondere a questo insopprimibile bisogno d’aiuto, di prendersi carico di chi soffre.

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Una Risposta to “A proposito dei funerali di Don Gallo”

  1. oliviagcom giugno 5, 2013 a 8:02 am #

    forse li conosci già, ti segnalo http://pierpaolodalmonte.blogspot.it/
    http://www.entropia-la-revue.org/

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